Cosa c’entra la povertà con una certa visione di futuro per Palermo e la Sicilia? Quale idea di città immaginare e da dove ripartire? «In siciliano c’è un detto. La povertà non è vergogna, ma mancu un prio». Ritorna sempre alla tradizione di una lingua siciliana che ormai è incarnata nei suoi cunti e racconti, Salvo Piparo per provare a riflettere sulla società contemporanea del Sud, minacciata da guerra e crisi energetica. Ma spinta da un altrettanto forte desiderio di proiezione nel futuro.

Salvo Piparo, autore Dario Flaccovio del testo “Lo Scordabolario” riflette sulle due parole di povertà e futuro, declinate nello scenario di una città, Palermo, in continua metamorfosi; di una città, la sua amata e stretta, odiata e osannata.

Povertà. Entrarci è facile, per uscirne occorrono 5 generazioni

Anche se molti continuano a far finta di niente - vedi tutte quelle irresistibili e amabili mogli, che "c'erano abituate", frequentatrici incallite della Rinascente e di Giglio In, dove spendono e spandono come socie azionarie (per tutto il capitale che ci hanno lasciato) che ad oggi imperterrite l'acqua le bagna e il vento le asciuga, così da lasciare, tutte le notti, le luci accese delle camere adiacenti la stanzetta dove dorme "u picciriddu" (ormai uno stigghiuluni di 2 metri) -  diciamolo, i vostri mariti ci stanno dentro fino al collo! 

Per loro l'autunno è già arrivato e presto non troveranno più soldi nel portafoglio, anche se faremmo bene a chiamarlo “portafoglie”!

Essì, perché in nome della “buttanissima lungimiranza”, le foglie bisognerebbe raccoglierle sin da subito e farne scorta, in quanto questo inverno, ne faremo una bella coperta. Riscaldarsi costa troppo, eppure ancora molti non lo vogliono capire, tanto che qualcuno arrivò persino a pensare: "ma sì, ci rimane il riscaldamento globale!"

Sono a rischio mila e mila posti di lavoro, il PIL si è abbassato e di certo non perché ci depiliamo, ma forse questa società di consumatori, consumati e consumacasate, insieme a quella simpaticona di mia moglie, ci crederanno solo quando lo leggeranno a caratteri cubitali a C'è Posta per Te o sulle “bachecuzze” di Facebook: “siamo in recessione!”

Allenarsi al futuro

Tutti, abbiamo dei buoni propositi per il futuro: 

"Lunedì comincio la dieta!"

"A settembre mi iscrivo in palestra!"

"La prossima settimana, giuro a me stessa che prendo finalmente l’appuntamento dal dentista!" 

…ma quando? 

E dulcis in fundo: “andrà tutto bene”...ma diciamolo, “andrà tutto bene” ha portato attasso, ci ha attassati, tanto che oggi siamo tartassati dalle tasse. Si stima nell' imminente futuro, che arriveremo a farci il bidet con l’acqua di cottura della pasta, e che al posto del pane, impareremo a fare le candele... così che ogni sera ceneremo a lume di candela e saremo costretti ad essere:  “romantici per forza!!!"

E allora su, facciamo un minuto di raccoglimento (di piccioli) per tutti coloro che si son fatti l’impianto a gas, per risparmiare sul carburante! (Scherzo). 

Per essere felici, ci ricorda Seneca, bisogna eliminare due cose: il timore di un male futuro e il ricordo di un male passato. Eppure, Tommaso D’Aquino, attribuì a Dio la conoscenza attuale degli eventi futuri, e forse è per questo che si dice: “Siamo in mano a Dio”. Ma allenarsi al futuro, è un ottimo proposito da coltivare, come il siciliano...che non ha futuro, in quanto non può essere coniugato al futuro, perché in siciliano...il futuro diventa costrittivo: 

"Eegghiri a pigghiari u pani!"  

Perciò chi vi scrive, la Palermo del futuro non può che immaginarsela a forma di pane, una città fatta di pane e travagghiu, dove le persone sono pezzi di pane, e le donne  al posto di incipriarsi si “inciminano” tutte per poter essere portate su di un palmo di mano, come tante reginelle, e se non dovesse andare tutto bene, ci rimarrà ancora il futuro e un cozzo di pane rubato!

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