consolidamento-versanti-le-barriere-paramassi-e-la-neve
Le barriere paramassi sono pensate e progettate per contenere impatti ad alta energia di massi che scendono lungo il versante;  possono arrivare a contrastare energie da 500 Kj fino a 12.000 kj con altezze di intercettazione da 2 a 7 metri. Ma come si comportano sotto il peso e la spinta della neve? 
 
Per loro natura le barriere di recente costruzione sono progettate per trattenere una forza impulsiva data dall’impatto del masso ed hanno lo scopo di dissipare l’energia deformandosi. L’arrivo di una valanga  è anch’esso un fenomeno di tipo impulsivo anche se le velocità in gioco sono in genere molto più basse di quelle di un masso che scende il versante, cambiano le masse in gioco ed i punti di sollecitazione della barriera che è appunto progettata per i massi.
 
Il carico dovuto alla precipitazione nevosa agisce in modo molto diverso sulle barriere, crescendo lentamente all’incrementare del manto nevoso che se raggiunge i metri di spessore esercita comunque un carico importante. In occasioni di forti nevicate non è inusuale trovarsi di fronte a barriere paramassi distrutte dalle valanghe o deformate a tal punto da bloccare o mettere a rischio la viabilità che dovrebbero proteggere. Tali situazioni spesso non sono previste dal piano di manutenzione, inoltre  in fase progettuale non sempre e possibile tenere conto dello sviluppo di tali possibili situazioni invernali essendo il problema principale la rapida protezione degli utenti dalla caduta massi piuttosto che da quella della neve.
 
Le recenti nevicate eccezionali sull’arco alpino hanno messo in evidenza il fenomeno. Desidero in questo articolo prendere come esempio un caso recentemente accaduto in dicembre 2020 e seguire il percorso logico e tecnico preso in considerazione dall’impresa per risolvere il tempi brevi il problema.  
 
 Il caso è quello di una strada di collegamento internazionale con l’Austria in un tratto ove sono state recentemente installate barriere da 8.000 kj alte 6 metri, in posizione sub orizzontale, in seguito ad un grave evento di frana che aveva per lungo tempo bloccato l’importante viabilità di montagna. 
 
Le recenti nevicate hanno riempito le barriere e su un tratto di queste il peso di alcune slavine si è sovrapposto a quello delle nevicate, in quest’ultimo caso si tratta di neve umida e più compatta a causa dello scorrimento delle masse di neve impilate una sulle altre e gravanti sulle barriere.

Nel caso in esame di fronte ad un chiaro problema tecnico con le barriere molto sollecitate per il carico della neve non era altrettanto semplice la soluzione, soprattutto se richiesta in tempi brevi. La società IDIR srl, specializzata in interventi in montagna, sotto la guida del responsabile tecnico Tiziano Marcon ha eseguito una serie di operazioni sul campo fino ad arrivare alla soluzione del problema.

Come era logico supporre innanzitutto si è pensato di sciogliere la neve e di intervenire per questo con una idropulitrice industriale con acqua calda, dopo i primi tentativi si è subito capito che l’avanzamento nel lavoro sarebbe stato talmente lento da essere non praticabile in tempi ragionevoli. Si è quindi scelto di intervenire con un cannone ad aria calda del tipo di quelli utilizzati per riscaldare grandi ambienti sotto tendoni o ampie sale. 
 
In questo caso i risultati sono stati ancora più deludenti con tempi di intervento che sarebbero stati lunghissimi a fronte di grosse spese di carburante.

Si è quindi provveduto a realizzare una lancia da 1 pollice di diametro alimentata con l’aria di un grande compressore Atlas, lo stesso utilizzato per le perforazioni. Questa soluzione ha dato ottimi risultati nei casi di neve soffice che viene facilmente spazzata via anche attraverso la barriera, mentre si è rivelata inefficace in caso di neve pesante e compatta sui corpi della slavina.
 
In questi tratti la soluzione adottata e stata quella di colpire e deformare le reti cariche di neve con un braccio meccanico per fratturare la massa e farla in parte passare attraverso le maglie della rete. In ogni caso la maggior parte del lavoro è stata eseguita a mano dagli addetti che, assicurati alle corde, hanno terminato le operazioni con il classico badile e molta tenacia. Per approfondire il tema sugli interventi in parete vi consigliamo il nuovo volume Consolidamento e messa in sicurezza dei versanti in roccia. 
 
Il manuale di 250 pagine fornisce le basi tecnico-pratiche a chi si av­vicina per la prima volta a queste tematiche ed è anche un supporto decisionale per gli operatori del set­tore che si trovano sempre di fronte a nuove problematiche, spesso con la necessità di prendere decisioni in tempi brevi come nel caso illustrato in questo articolo.

Infatti uno degli aspetti interessanti degli interventi sui versanti rocciosi è che raramente esistono casi uguali tra loro e ogni situazione ha problemati­cità proprie e per tale ragione richie­de una soluzione specifica ed efficace.

 

 barriere paramassi  
 Le barriere paramassi deformate dalla neve ( Foto Idir srl 2020 )    

svuotamento barriere paramassi con getti di acqua calda

Le operazioni di svuotamento delle barriere paramassi deformate dalla neve mediante getti di  acqua  calda in  pressione e mediante scuotimento delle barriere.


 svuotamento barriere paramassi con compressore ad aria

Le operazioni di svuotamento delle barriere paramassi deformate dalla neve mediante l’uso del compressore ad aria per le perforazioni e a mano con pala per i settori con neve compatta.


 strada libera di montagna
Le barriere paramassi  alla fine dello svuotamento.  
  
Per approfondire al meglio il tema, ti ricordiamo che il 16 febbraio Andrea Mocchiutti terrà un webinar su Consolidamento e messa in sicurezza dei versanti rocciosi per capire concretamente come intervenire, anche grazie alla pluralità di esempi di cantieri italiani. Iscriviti, i posti virtuali sono limitati.

  
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