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Narrativa |
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DF9101
Brucerò la Vucciria
(col mio piano in fiamme)
Anno: 2009
Pagine: 96
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La prima volta che incontrammo Nino, aveva trent’anni e ci voleva riempire di botte. Accadde un paio di mesi prima di partire per il Brasile. Noi suonavamo in Piazza Sant’Anna e, poiché era l’ultimo concerto prima di volare per Rio dove avremmo registrato il nuovo disco, decidemmo di suonare anche un paio di canzoni nuove, per testarle in pubblico. Tra queste, suonammo anche “Brucerò la Vucciria”, il brano che oggi apre questo disco e, sebbene il pubblico accolse l’esecuzione con grandi applausi, il vero responso arrivò qualche minuto dopo, e ci attendeva sotto il palco. Era Nino. Scuro in volto, ci fissava dalla scaletta d’uscita del palco, e non ci volle molto a capire che non era lì per un autografo. Finito il concerto, lasciammo gli strumenti e guadagnammo l’uscita scendendo le scalette presidiate da Nino da ormai quasi un’ora. Ci trovammo faccia a faccia. Nino: “Mi hanno detto che avete cantato che volete bruciare la Vucciria. Io sugnu ra Vucciria da otto generazioni. Ma chi discursi su?! Tu di che quartiere sei?”. Settimo: “Resuttana”. Nino: “E allora ti piacissi se io ora urlo a tutta la piazza che dobbiamo bruciare Resuttana?!” Passammo circa mezz’ora sotto il palco tra spintoni e insulti prima di trovare le parole giuste per spiegare cosa volevamo dire con quella canzone. E cioè che quel brano è un atto d’amore verso la Vucciria. La storia che ci siamo inventati è quella del pianista “vucciriota” che con la sua musica incendierà gli animi degli abitanti del proprio quartiere. E la sua musica nasce dalle sue radici, dalla sua gente, dalle sue strade, dal suo quartiere che deve difendere da chi vorrebbe cambiargli volto, da chi vorrebbe ridurlo in un soporifero museo per turisti. Lui si batterà affinché tutto ciò non avvenga, difenderà la Vucciria anche a costo di bruciarla pur di non consegnarla nelle loro mani. E il pianista è Nino. Egli incarna esattamente questo spirito. Ha atteso pazientemente quasi un’ora per battersi contro sei persone pur di difendere il proprio quartiere.
Qui non troverete un’analisi sociologica di Palermo, ma un affresco di una città che è già meravigliosa così, che non attende nessun futuro. A Palermo il futuro già ci fu.
I testi dei racconti sono di Davide Enia, Alli Traina, Dario Tosini, Andrea Gullotta, Cesare Basile, Akkura