PAROLAE.IT (29 aprile 2009) "Legami di morte" di Angelo Marenzana (edito da Dario Flaccovio, 2008) è un poliziesco dei giorni in cui si festeggiava la “conquista dell’Impero”, quando ci esaltammo - tristemente, e Marenzana ci induce a capirlo con eleganza - per aver messo in fuga il Negus (addirittura!), e parte con il ritrovamento del corpo di una giovane donna nell’androne di via Dante 34, ad Alessandria. E' un poliziesco con un commissario di polizia fuori dagli schemi (questa è forse la più vistosa concessione al “genere”), malinconicamente - da poco - vedovo, che non accetta il suggerimento (per usare un eufemismo) dei superiori e si ostina a indagare sulla morte di una giovane donna - anzi, forse due - che il questore vorrebbe frettolosamente definire accidentale. È scritto molto bene, la ricostruzione della città e dell’epoca sono accurate (chissà se l’ambientazione a metà degli anni trenta risente del recente notevole successo di Andrea Vitali?), i personaggi “autentici”, per quanto questo termine possa sembrare ingannevole, trattandosi di un’opera di fantasia (anche in questo sta la bravura dell’autore, no?). Lo possono leggere, con piacere, anche i non-alessandrini, che al massimo si perdono un po’ di atmosfera cittadina. Beppe Giuliano
LA STAMPA - ALESSANDRIA (7 gennaio 2009) “È il maggio ’36: mentre l’Italia attende lo storico discorso con cui Mussolini proclama l’Impero, ad Alessandria il commissario di polizia Augusto Bendicò, ancora scosso dalla recente morte della moglie Betti, indaga sull’omicidio della cantante Dora Laniero. Muore anche un’altra donna, Matilde Carbone, sorella di un noto banchiere. C’è à un nesso tra i due misteriosi casi? Questo, per sommi capi, l’incipit di ‘Legami di morte’ dell’alessandrino Angelo Maranzana, edito da Dario Flaccovio. Il commissario, grazie all’aiuto del medico legale Silvera, farà luce su queste vicende maturate in un’epoca in cui la morte violenta disturba l’ordine e la disciplina imposti dal regime tanto che per fare emergere la verità deve fare i conti con i tentativi d’insabbiamento dell’Ufficio politico investigativo. Per chi ha vissuto quegli anni è un ritorno al passato, per i giovani la possibilità di conoscere un mondo che pare si perda nella notte dei tempi.”
NUKE.ILSOTTOSCRITTO.IT (dicembre 2008) "Una storia di intrighi e delitti in un’Italia a un passo dalla tragedia della seconda guerra mondiale. E’ il 1936 e ad Alessandria, mentre l’Italia aspetta lo storico discorso in cui Mussolini proclamerà l’Impero, il commissario Augusto Bendicò, ancora scosso dalla recente morte della moglie Betti, indaga sull’omicidio della cantante Dora Laniero. Muore anche un’altra donna, Matilde Carbone, sorella di un noto banchiere. Bendicò indaga se c’è un legame tra i due misteriosi casi, ma dovrà fare i conti con i tentativi d’insabbiamento dell’Ufficio politico investigativo."
LEGGERE TUTTI (ottobre 2008) "Menti torbide, menti criminali, per disperazione o per durezza d'animo, per gli orrori vissuti o solo per emulare l'ambiente che le circonda o semplicemente per vile denaro. Passando dai giorni nostri alle epoche passate, da paesi e città differenti, incontriamo una variegata umanità dove il bene e il male si mescolano, dove chi è più forte riesce a mantenere la propria risolutezza nei confronti del delitto e altri invece ne vengono risucchiati, confondendo ciò che è giusto da quello che non lo è affatto. Perché in fondo quello che ci attira di più è ciò che non comprendiamo pienamente e ciò che ci fa paura, quella paura di conoscere il lato più oscuro che ognuno ha e che nei romanzi gialli, nei noir anche a tinte forti, ritroviamo. In 'Legami di morte' di Angelo Marenzana siamo nel 1936, in pieno regime fascista, e la violenza è un elemento che disturba la quiete apparente del paese. Quando infatti il commissario Augusto Bendicò dovrà indagare sull'uccisione a sangue freddo di una cantante e sul sospetto suicidio di un'altra, forse legata alla morte della prima, si imbatterà in tentativi di insabbiamento dell'ufficio politico investigativo. Ma quello che rende appassionante la narrazione è il legame emotivo tra lui e quella giovane vita spezzata, che tanto gli ricorda la sua bellissima moglie, persa per una grave malattia." Francesca Scaringella
ECORISVEGLIO (9 ottobre 2008) “Un progetto letterario dove il fatto delittuoso, il giallo appunto, non è altro che la ‘scusa’ per raccontare una storia nella Storia. E’ il maggio 1936, la città di Alessandria, come tutta Italia, aspetta il discorso con il quale Mussolini proclamerà la nascita dell’Impero ma le morti misteriose di due donne sconvolgono l’ordine imposto dal regime e assorbono le energie del commissario Augusto Bendicò. Tra i personaggi, le due donne trovate uccise spiccano per accuratezza della descrizione: Dora, affascinante cantante dichiaratamente fascista che paga le conseguenze di un amore difficile e Matilde, sorella di un banchiere, che tutti credono morta suicida. ‘In un periodo storico dove l’eroe indiscusso era Mussolini, mi piaceva contrapporre un altro tipo di eroismo e raccontare i drammi di queste donne’, ha commentato l’autore. Anche Betti, defunta moglie del commissario, ha un ruolo importante: come una sorta di coscienza, guida l’uomo nella risoluzione del caso e nel compimento per lui di una nuova vita. La cornice storica è, però, la vera protagonista del libro: ‘E’ un romanzo fatto di ricordi, una rievocazione di un passato che ho vissuto attraverso i racconti dei miei nonni – ha spiegato l’autore – forse non sarà preciso dal punto di vista storico, ma le sensazioni sono autentiche’. Ambra Zanni
CORRIEREAL.IT (8 settembre 2008) "Angelo Marenzana, alessandrino doc, quando parla della sua città riesce a dare il meglio di sé... succede adesso con 'Legami di morte', un noir che ha per sfondo sempre la città piemontese ma in un contesto storico completamente diverso. Siamo nel 1936, l’Impero sarà da lì a poco proclamato, il mussolinismo è all’apice della sua parabola, quando la pace del commissario Benedicò, uomo mite e depresso a causa della prematura morte della moglie, viene sconvolta dalla morte di Dora, una bellissima cantante. Incidente, come vorrebbero le autorità, o omicidio, come sospettano lui e il medico legale? Benedicò inizia la sua indagine e, con il supporto di sua moglie Betti, voce della sua coscienza piuttosto che figura ultraterrena, si addentra, come un personaggio che sembra uscito da un romanzo di Sciascia, nei meandri di un mistero che sembra non potersi mai svelare. Infatti, come il romanziere di Racalmuto racconta spesso, se si pensa a romanzi come Il giorno della civetta, A ciascuno il suo e a Il contesto, di come il potere politico si intreccia nella società siciliana con la mafia e la, così anche Marenzana utilizza il Regime come scenario per la sua storia, senza mai tuttavia sfociare nella facile retorica che spesso emerge quando si parla del ventennio. Nel romanzo dell’autore alessandrino Benedicò affronta l’indagine lentamente, con la debolezza tipica di chi a un tratto si trova solo con sé stesso, piuttosto che con la forza, espressione peculiare del fascismo, e quando si imbatte in un secondo caso di morte, sempre di una giovane donna, col forte dubbio che possa trattarsi di un altro caso di omicidio, con il quasi fondato sospetto che ci possa essere davvero un legame tra le due morti, con la certezza che da questa indagine possano uscire con le ossa rotte i potenti della finanza locale, sembra che il cerchio riesca chiudersi e la verità venire a galla. È questo momento in cui Benedicò, invece di ricevere incoraggiamenti, subisce forti pressioni dai rappresentanti del potere, sia da chi vuole l’archiviazione sia da chi si vuole appropriare dell’indagine per poter meglio controllare i potentati della finanza alessandrina. Alla fine tutto si chiarisce, senza particolari clamori né eclatanti colpi di scena ma con la semplicità che in fondo, se ben resa come in questo romanzo, è sempre la caratteristica che sorprende di più.
Insomma un romanzo mai banale, che non perde mai il ritmo, che riesce a raccontare di un’epoca senza spendere parole inutili, che descrive i personaggi con elegante raffinatezza e che parla di una città di provincia, Alessandria, che, con la sua collocazione nella bassa nebbiosa, sembra essere la location perfetta per una bella storia noir italiana. Non sarebbe da sottovalutare l’ipotesi di un ritorno di Benedicò con nuovi episodi.
Paolo Scepi
SPLINDER.COM (2 ottobre 2008) "Il giallo storico, ambientato durante il fascismo, si arricchisce di un altro lavoro molto interessante. In 'Legami di morte' Angelo Marenzana (già autore di 'Destinazione Avallon') ambienta l’indagine del commissario Bendicò nel difficile periodo storico che sta per portare l’Italia alla seconda guerra mondiale, fra le maglie di un regime preso dalla conquista di un impero, con le 'facili' occupazioni dei quasi inermi paesi africani. Si tratta della rielaborazione di un testo nato inizialmente come racconto, che l’autore sviluppa in un romanzo che mi pare riduttivo definire 'di genere'. Siamo ad Alessandria, nel maggio 1936. Il commissario Augusto Bendicò, indaga sulla morte di due donne, trovando di che misurarsi con quanto di oscuro cova sotto il presunto 'ordine' voluto dal fascismo. Oltre alla ricostruzione d’epoca, molto precisa, e alla creazione della dovuta 'tensione' che permea le pagine di 'Legami di morte', il romanzo non manca di raccontare il piano personale, 'privato' dell’investigatore Bendicò. Come dice Marenzana in un’intervista: 'L’indagine aiuta il commissario Bendicò a ritrovare un senso per la propria vita, sia privata che professionale, senza per questo dimenticarsi del suo dolore per la scomparsa della moglie. In più l’evoluzione dell’indagine stessa passa attraverso il dialogo silenzioso tra i due coniugi, in un gioco di ricordi, atmosfera e complicità reciproca, e rappresenta la spina dorsale del romanzo'. Una delle parti più riuscite del libro è proprio il rapporto, ancora esistente, fra il commissario e sua moglie Betti che 'vive' dentro di lui e nelle cose, nelle stesse stanze. Devo dire che questo aspetto del poliziotto 'oltre il poliziotto', ma sempre a confronto con la realtà che lo circonda, ha affascinato anche me, quando ho scritto un romanzo ambientato durante l’occupazione. In quanto sembra quasi impossibile che in una situazione così improntata all’autorità, ai tentativi di insabbiamento, al segreto di facciata, sia ancora pensabile indagare su qualcosa, senza dimenticare se stessi e la propria 'anima'. Lo scritto di Marenzana entra in pieno in questo conflitto e lo risolve con una narrazione molto elegante e piacevole. Visto che anche la letteratura gialla ambientata nel ventennio non manca certo di libri noiosi, mi ero riproposto di segnalare qualcosa, solo quando fosse veramente meritevole di lettura. Questo libro di Marenzana lo è sicuramente e lo consiglio senz’altro". Roberto Santini
INCHIOSTRO (settembre 2008) "Un giallo 'onesto', senza segreti misteriosi, teorie del complotto o improbabili macchinazioni ad opera di fantasiose sette segrete. Una città che si staglia sullo sfondo, tratteggiata con l’amore e la comprensione di chi non solo ci ha vissuto, ma l’ha 'respirata', ascoltando i ricordi dei vecchi o dei vicini di casa. Angelo Marenzana, con questo romanzo, schiude il baule della memoria per raccontarci il Ventennio visto attraverso gli occhi del commissario Augusto Bendicò, duramente provato dalla recente scomparsa della moglie, morta per una malattia improvvisa. Si può passare a miglior vita così o in modo violento, come nel caso di Dora, la più bella del quartiere, che canta in un night club (anche se i termini stranieri, proprio come i delitti, sono assai sgraditi al regime, che vorrebbe imbavagliare, oltre agli organi di stampa, anche l’opinione pubblica). La ragazza ricorda al commissario la moglie, così come un’altra donna morta poco tempo prima, il cui apparente suicidio è stato camuffato da incidente domestico, secondo le disposizioni arrivate dall’alto. Nonostante i superiori di Bendicò vogliano far passare Dora come una sgualdrina, emerge invece che era una ragazza con la testa a posto e che i locali in cui cantava non erano poi così equivoci. Ecco allora che il poliziotto rimugina, ripensa a quelle vite spezzate e 'parla' con la moglie, che, come un’ombra, lo accompagna per tutto il corso dell’indagine fino alla scoperta della verità, che coincide con una svolta nella vita personale di Bendicò: conclusa un’inchiesta che lo ha posto, solo, contro il regime e i suoi superiori, rischiando di farlo finire anche nella lista nera della polizia politica, il commissario ritrova infatti la sua dignità, il suo rigore, il coraggio di essere sempre se stesso. 'Legami di morte' è un romanzo scritto bene, dal ritmo sapientemente dosato – veloce quando si racconta l’azione, meditato nel momento dell’analisi – dove il processo di identificazione con il protagonista si crea in maniera spontanea, al punto che le intuizioni e i sentimenti di Bendicò diventano quelli del lettore".
Giampiero Dalla Molle
LA VOCE DEL TABACCAIO (1 settembre 2008) "Alessadria, maggio 1936. Mentre l'Italia aspetta lo storico discorso con cui Mussolini proclamerà l'Impero, il commissario Augusto Bendicò, ancora scosso dalla recente morte della moglie Betti, indaga sull'omicidio della cantante Dora Laniero. Muore anche un'altra donna, Matilde Carbone, sorella di un noto banchiere. Ci sarà un legame tra i due misteriosi casi? Grazie all'aiuto del medico legale Silvera, il commissario farà luce su queste vicende in un'epoca in cui la morte violenta disturba l'ordine e la disciplina imposti dal regime. Tanto che Bendicò, per far emergere la verità, dovrà fare i conti con i tentativi di insabbiamento dell'Ufficio politico investigativo. La trama è di quelle che non lasciano indifferenti: per il suo sviluppo - che dosa sapientemente giallo e noir e un gusto tutto particolare di sondare gli aspetti più neri e reconditi dell'animo umano - e per ambientazione: gli anni del Ventennio Fascista che precedono lo scoppio della seconda guerra mondiale... Così come nelle altre storie di ambientazione storica scritte dall'autore, l'immaginario si fonde con i ricordi nello sviluppo degli avvenimenti. Ricordi che provengono dal vissuto personale e che sono 'le informazioni orali, quelle che non trovi in nessun libro, ma solo nelle chiacchiere ascoltate mentre mio padre e i suoi amici si incontravano, nelle storie che loro mi raccontavano... A quelle aggiungo gli aneddoti legati a una certa, sottile, arte di arrangiarsi che illuminava le menti in un'epoca difficile: i soprannomi, dai quali nessuno sfuggiva, le liti coniugali sui balconi a ringhiera...'. Un romanzo di genere, atipico e d'altri tempi, quello dello scrittore alessandrino: in un'epoca dove il noir contemporaneo è spesso sinonimo di indagini ad alto tasso tecnologico fa piacere imbattersi in un commissario tutto d'un pezzo come Augusto Bendicò. Personaggio il cui fascino deriva anche dal fatto che, come dice l'autore 'ho potuto interpretare il mio personaggio, immedesimarmi, far provare a lui emozioni già provate da me, mettergli in testa i miei stessi ricordi".
THRILLERMAGAZINE.IT (29 agosto 2008) "Un giallo onesto, senza trucchi e senza inganni, senza effetti roboanti, senza inseguimenti, senza spargimenti di sangue, senza serial killer o omicidi efferati. Senza segreti misteriosi, teorie del complotto, trame politiche o chissà quali oscure macchinazioni di iperboliche sette segrete. Senza orpelli inutili. Una città che si staglia sullo sfondo vigorosa, tratteggiata con l’amore e la comprensione di chi in quel luogo non solo ci ha vissuto, ma l’ha respirato, l’ha “abitato”, se ne è permeato nel profondo, ascoltando i ricordi e le memorie dei vecchi, dei genitori, degli zii, dei vicini di casa, le chiacchiere al bar … Angelo Marenzana schiude con Legami di morte il baule della memoria per raccontarci il periodo italiano del ventennio fascista, visto attraverso gli occhi del commissario Augusto Bendicò, quasi esiliato nel suo lavoro, ben contento di essere ridotto a fare da passacarte e da burocrate, in quell’isolamento quasi volontario in cui è stato relegato dalla morte della moglie Betti, recentemente scomparsa per una malattia infida, subdola, sottile e imprevedibile. Una banale difterite che poteva risolversi in pochi giorni e che invece se l’è portata via senza che nessuno potesse far niente. Si può morire così o in modo più violento, come nel caso di Dora, la ragazza più bella del quartiere, che canta in un night club, anche se all’epoca le parole straniere, come i delitti, sono assai sgradite al regime, che vorrebbe imbavagliare la pubblica opinione e gli organi di stampa, giungendo fino al punto di istruire le forze di polizia in merito all’esito “desiderato” di certe indagini troppo scottanti o scomode, per l’immagine di un’Italia che deve apparire sul panorama internazionale limpida e pura, retta e nitida come una fotografia in bianco e nero, senza ombre e senza oscurità. È da qui che si parte. Da una ragazza morta, che ricorda al commissario la moglie morta e un’altra donna morta poco tempo prima, il cui apparente suicidio, come da istruzioni, è stato camuffato da incidente domestico, compiacendo le disposizioni del regime. Però qualcosa non funziona, quando i superiori di Bendicò vogliono far passare Dora come una donna equivoca, di malaffare, che ha fatto la fine che ha fatto perché cantava canzonette leggere nei locali. Infatti indagando viene fuori invece che, per opinione unanime del quartiere, malelingue comprese, Dora era davvero una ragazza con la testa a posto e che i locali in cui cantava non erano poi così equivoci. Anzi. Ecco che allora Bendicò rimugina sul caso, ripensa a quella vita che si è spenta così improvvisamente, e … parla con sua moglie. Già, perché come capita ai coniugi che hanno vissuto tanti anni assieme, il commissario quando si sente incerto sul da farsi ha come l’impressione di sapere, per puro istinto, cosa avrebbe detto la sua Betti se solo fosse stata lì, come l’avrebbe rimproverato per essere stato magari troppo frettoloso in un interrogatorio, troppo prevenuto con un testimone, troppo brusco con un collaboratore. Come un angelo custode, l’ombra di Betti accompagna il commissario per tutto il corso dell’indagine e scompare, sfumando, come nella migliore tradizione cinematografica, quando questi arriva non solamente alla verità ma anche a una svolta nella sua vita personale. Conclusa un’inchiesta che lo pone, solo, contro il regime e contro i superiori, rischiando di farlo finire anche nella lista nera della polizia politica, Bendicò ritrova la sua dignità, il suo rigore, il suo spirito, il coraggio di essere se stesso sempre e comunque, indipendentemente dalle circostanze".
Sabina Marchesi
ECORISVEGLIO (4 settembre 2008) "'Legami di morte', edito da Dario Flaccovio, è il nuovo romanzo di Angelo Marenzana. La trama, quando siamo ad Alessandria nel maggio del 1936 e mentre l'Italia aspetta lo storico discorso in cui Mussolini proclama l'Impero, il commissario Augusto Bendicò, ancora scosso dalla tragica morte della moglie Betti, indaga sull'omicidio di Dora Laniero, giovane cantante di provata fede fascista. Grazie all'aiuto dell'amico e medico legale Silvera, il commissario scopre che l'omicidio si ricollega alla morte di un'altra donna, avvenuta pochi giorni prima. Stesse inquietanti modalità, stessa mente criminale. Un caso scottante... ma nel 1936 'la morte violenta è qualcosa che compete solo agli uomini' e Bendicò dovrà fare i conti con l'Upi, l'Ufficio politico investigativo, pronto a insabbiare il caso e nascondere gli scheletri nell'armadio del regime fascista in ascesa".
POLIZIA E DEMOCRAZIA (luglio 2008) “Nasce un nuovo commissario nel romanzo italiano, Augusto Bendicò di Angelo Marenzana (‘Legami di morte’, Dario Flaccovio). Siamo ad Alessandria nel 1936, vengono uccise due donne nel giro di poco tempo. La Polizia politica vuole farle passare per incidenti, ma il commissario, con irritazione del questore, non è convinto. E indaga. Il commissario Bendicò può essere paragonato al simenoniano commissario Soneri di Varesi, così anche i riferimenti alla società e alla politica del periodo del loro riferimento. Bendicò è un solitario, non totalmente compreso, se non dai poche che lui stesso apprezza. Gli piace scambiare opinioni con il medico legale, oppure dialoga con la moglie Betti, un dialogo che avviene solo nella sua mente, perché Betti è morta da poco per una malattia. E’ la maniera che il commissario ha trovato per sentirla vicino e soffrire meno, quello che la moglie gli dice nella sua mente è esattamente quello che Betti avrebbe espresso. Lei era l’unica persona capace di contraddirlo. Marenzana nel suo romanzo inserisce accenni alla politica imperiale fascista, dove si raccoglieva l’oro dei cittadini per riempire le casse dello Stato e pagare armi e munizioni per alimentare la guerra, oppure allude alla proibizione di scrivere nella cronaca dei giornali di morti ammazzati perché l’Italia, per merito di Mussolini, era un Paese tranquillo dove si viveva sereni. Per lo stesso motivo era stata vietata la pubblicazione dei romanzi gialli e, in quel periodo, sparirono i famosi ‘Gialli Mondadori’. La scrittura di Marenzana è scorrevole, calda e avvinghia il lettore come la trama del romanzo. Speriamo che, contrariamente a ciò che ha detto l’autore, questo commissario torni”. Simona Mammano
LA STAMPA (21 agosto 2008) "Legami di morte" di Angelo Marenzana è stato consigliato dal titolare della libreria Ubik di Omegna, Matteo Severgnini, in un articolo uscito su La Stampa, edizione di Verbano, Cusio, Ossola e Novara, a firma di Maria Elisa Gualandris.
IL SOTTOSCRITTO (agosto 2008) "Una storia di intrighi e delitti in un’Italia a un passo dalla tragedia della seconda guerra mondiale. E’ il 1936 e ad Alessandria, mentre l’Italia aspetta lo storico discorso in cui Mussolini proclamerà l’Impero, il commissario Augusto Bendicò, ancora scosso dalla recente morte della moglie Betti, indaga sull’omicidio della cantante Dora Laniero. Muore anche un’altra donna, Matilde Carbone, sorella di un noto banchiere. Bendicò indaga se c’è un legame tra i due misteriosi casi, ma dovrà fare i conti con i tentativi d’insabbiamento dell’Ufficio politico investigativo".
IL PICCOLO (23 luglio 2008) “Angelo Marenzana torna con questo bel libro ad ambientare nel passato i suoi polizieschi. Lo scrittore alessandrino trova probabilmente in questo connubio tra storia e thriller la sua vena migliore. Soprattutto Marenzana è sempre bravissimo quando deve ricreare le atmosfere degli anni Trenta, come in questo volume. La vicenda, ambientata in un’Alessandria facilmente riconoscibile, si colloca in una fase decisiva della storia del Regime, alla vigilia del famoso discorso con cui Mussolini annunciò la nascita dell’Impero. Protagonista è il commissario Augusto Bendicò, che, già scosso e trasformato dalla morte dell’amatissima moglie Betti, dove confrontarsi con l’omicidio di due donne. Il funzionario indaga inizialmente sull’assassinio in un palazzo di via Dante della bella Dora Laniero, di giorno panettiera in via Bergamo e al sabato sera e alla domenica brava cantante al Politeama Alessandrino, locale che si trovava nell’attuale piazza della Libertà, all’epoca piazza Vittorio Emanuele. L’omicida ha ucciso la donna spezzandole l’osso del collo. Tra l’altro si scopre che Dora era incinta. Intanto pochi giorni prima aveva perso la vita anche Matilde Carbone. Si tratta della sorella del banchiere Tullio, già al centro dell’attenzione per il fallimento della sua banca. La morte di Matilde all’apparenza non è un omicidio. La donna, proprio poco dopo il disastro finanziario, cade dalla finestra nel cuore della notte e si schianta sui binari del tram. Matilde si sarebbe buttata giù dopo una crisi isterica, il che spiegherebbe il gran disordine in casa. Tra le tanta fratture riportate, anche quella dell’osso del collo, proprio come Dora. E’ davvero solo un caso? Oppure c’è un legame tra i due casi? Non è facile il lavoro di Bendicò, ostacolato dall’Ufficio Politico Investigativo. Il commissario però, grazie all’aiuto del medico legale Silvera, riesce infine a fare luce sulla vicenda, che arriva alla conclusione nei soli cinque intensi e drammatici giorni che scandiscono i capitoli del libro”.
IL SECOLO D'ITALIA (10 luglio 2008) "Il giallo si declina con il romanzo storico. Senza timore di apparire un Lucarelli di complemento. Marenzana ambienta la sua vicenda nel ventennio fascista l'ordine e la disciplina del regime sono sconvolti da due casi di sangue, l'omicidio di una cantante e la morte della sorella di un noto banchiere. Fra i due fatti, Bendicò intuisce un collegamento ma, all'approssimarsi di pericolose scoperte, dovrà vedersela con i tentativi di copertura dell'Ufficio Politico. E bravo Marenzana, la sua è una scommessa vinta contro il rischio di ricopiature e scimmiottamenti, è un talento in crescita che non ci stupiremmo arrivasse ai massimi livelli". Errico Passaro
CLANDESTINOWEB.COM (2 luglio 2008) Angelo Marenzana è stato intervistato da Giovanni Zambito sul suo nuovo romanzo "Legami di morte".
LA STAMPA - ALESSANDRIA (1 luglio 2008) "Che legame c'è tra la morte della bella cantante Dora Laniero e Matilde Carbone, sorella di un noto banchiere? E' l'enigma che deve risolvere il commissario Augusto Bendicò, nell'Alessandria del 1936, alla vigilia dello storico discorso con cui Mussolini proclamerà l'Impero e, dunque, quando all'Ufficio politico investigativo preme archiviare al più presto entrambi i casi come 'incidenti'. A muovere bendicò tra le strade di Alessandria c'è uno scrittore di questa terra, Angelo Marenzana, a suo agio tra via Dante, via Tripoli, via Mazzini, la piazza del mercato (ora piazza della Libertà) 'rasente il grande mosaico che rivestiva la facciata dell'ufficio postale', nella città 'salvata dal povero Gagliaudo, un contadino dalle scarpe grosse e dal cervello fino'. Marenza trascina il lettore in questa matassa che fa supporre 'Legami di morte' tra le due donne. Poi, a poco a poco, i nodi si sciolgono, Bendicò, aiutato dai 'consigli' della moglie morta e dai confronti a voce alta con il medico legale Silvera compone tutti i tasselli del giallo regalando un finale del tutto inatteso. Ma ciò che più resta addosso al lettore è l'atmosfera che Marenzana ha saputo creare e il carattere dei personaggi che, al termine di 130 pagine, ti dispiace dover salutare".
BELLAPALERMONLINE.COM (Giugno 2008) "Mentre l’Italia aspetta lo storico discorso con cui Mussolini proclamerà l’impero, il commissario Agusto Bendicò, ancora scosso dalla recente morte della moglie Betti, indaga sull’omicidio della cantante Dora Laniero. Muore anche un’altra donna, Matilde Carbone, sorella di un noto banchiere. Ci sarà un legame tra i due misteriosi casi? Grazie all’aiuto del medico legale Silvera,
il commissario farà luce su queste vicende in un’epoca in cui la morte violenta disturba l’ordine e
la disciplina imposti dal regime. Tanto che Bendicò, per fare emergere la verità, dovrà fare i conti con i tentativi d’insabbiamento dell’Ufficio politico investigativo".
LA PROVINCIA - COMO (7 giugno 2008) Angelo Marenzana è stato intervistato per la Provincia di Como da Francesco Mannoni sul suo ultimo libro "Legami di morte" definito "un giallo asciutto e potente".