CUCINA DI STAGIONE (ottobre 2007) "Le isole delle isole sono un mondo a parte. Si sa che esistono, ma per conoscerle veramente bisogna andarci. E restarci. Così è l'isoletta (immaginaria) di Rosmarino, pochi chilometri al largo della Sicilia. Tranquilla, ma non troppo conosciuta dai turisti, dall'invitante profumo di gelsomino. Un luogo perfetto per un weekend di riposo, lontano dalle preoccupazioni, dal lavoro, da tutti. Così pensa il commissario Porzio. Appena sbarcato a Rosmarino, il poliziotto viene però subito coinvolto nelle indagini di un omicidio. Un uomo è stato strangolato, proprio mentre le forze dell'ordine sull'isola sono decimate da un'intossicazione alimentare. Al caso indaga una strana squadra di investigatori: gente comune, come il farmacista, il giornalaio, il barista del paese. Dal tramonto all'alba, tutto in una notte, il commissario di polizia Porzio e il maresciallo dei carabinieri Patti, per una volta alleati, proveranno a ricomporre i pezzi di un oscuro puzzle che svela intrecci di malavita e antiche maledizioni. 'Giù dalla rupe' è un raffinato gioco di incastri, dalla scrittura elegante e dalla profonda psicologia dei personaggi, con i corsivi che evidenziano pensieri, emozioni, ricordi. Al di là della trama gialla, le pagine sembrano permeate dagli aromi della cucina siciliana: arancini, melanzane grigliate, cannoli, fritture, gamberetti. Sapori forti, come gli umori e i personaggi di un romanzo dolce e amaro, torbido e ironico insieme."
NOIR BOOK (2007) "Palazzotto ha scelto la via del romanzo seriale. In questa sua seconda opera torna il commissario Giovanni Porzio, già protagonista del precendete 'Di nome faceva Michele'. E che ci fa il commissario in un'isoletta poco distante da Palermo? Dà sfogo alla sua vanità: gli piace essere riconosciuto per la strada, grazie alla popolarità raggiunta dopo aver risolto un caso. Ma poi arriva una richiesta d'aiuto. Una donna teme di essere uccisa, per via di una leggenda che ha lasciato impronte nella sua vita e in quelle dei suoi cari. Un cadavere in una casa che nasconde più di un segreto. Gli investigatori sono i superstiti di un'intossicazione che costringe a letto gli isolani. Si cerca un assassino che ha già colpito e che potrebbe colpire di nuovo".
IL GIORNALE DI SICILIA (20 novembre 2006) "Dario Flaccovio Editore da record: sei autori della casa editrice sono semifinalisti quest'anno al Premio Scerbanenco per il miglior noir dell'anno. L'editore palermitano è, tra tutte le case editrici italiane, quella presente con il maggior numero di scrittori alla semifinale 2006. Si tratta di Danilo Arona con 'Cronache di Bassavilla', Nino Filastò con 'Aringa rossa', Giancarlo Narciso con 'Incontro a Daunanda', Gery Palazzotto con 'Giù dalla rupe', Patrizia Pesaresi con 'Dopo la prima morte' e Salvo Toscano con 'L'enigma Barabba'."
LA STAMPA (18 novembre 2006) "Saranno i lettori a decidere i cinque finalisti del 'Premio Scerbanenco' nell'ambito del Courmayeur noir in festival'... in gara: Danilo Arona, 'Cronache di Bassavilla'... Nino Filastò, 'Aringa rossa'...Giancarlo Narciso, 'Incontro a Daunanda'... Gery Palazzotto, 'Giù dalla rupe'... Patrizia Pesarese, 'Dopo la prima morte'... Salvo Toscano, 'L'enigma Barabba'".
BABYLONBUS.ORG (15 novembre 2006) "Questo nuovo racconto di Gery Palazzotto ha per cornice l’isola di Rosmarino dove ritroviamo una nostra vecchia conoscenza: il commissario Porzio. E’ venuto a passare qualche giorno in tranquillità eppure sembra destinato a non poter stare a riposo, viene infatti ritrovato il cadavere di un uomo ed il maresciallo dei carabinieri del luogo, a corto di personale attivo a causa di un’intossicazione alimentare che ha colpito buona parte degli abitanti dell’isola, dovrà farsi aiutare dal poliziotto di Palermo per risolvere il caso. Non c’è il tempo per pensare, bisogna agire. Dietro alla porta aperta nella casa della vittima, e ci sono dei misteri da risolvere… Questo è il secondo libro firmato da Gery Palazzotto, l’autore che si era fatto conoscere ed apprezzare con il suo romanzo d’esordio, l’ottimo “Di nome faceva Michele”. Uno scrittore che sembra pronto a fare il gran salto e farsi conoscere dal grande pubblico internazionale. In tal senso, già si sta editando il suo primo romanzo in Spagna e in America Latina. Interessante il suo Commissario Giovanni Porzio che probabilmente, avrà l’occasione di vivere ancora molte avventurose indagini, visto il successo ottenuto. Lo stile di Gery Palazzotto è scorrevole e con 'Giù dalla rupe', conferma il suo talento. Riesce ad avvolgere il lettore in un clima misterioso e in indagini a cavallo tra il classico ed il moderno. L’astuto protagonista riesce a far combaciare i vari tasselli del mosaico anche quando appare un’impresa ardua. Questo secondo romanzo di Gery Palazzotto permette al lettore di conoscere meglio il giornalista-scrittore e di apprezzarlo per il suo stile. Non manca mai l’azione in ogni sua pagina, ma anche qualche sfumatura divertente. E’ un autore Palazzotto, dal quale ogni aspirante scrittore avrebbe molto da imparare. Non sono poi molti gli scrittori che riescono a tenere ancorata l’attenzione del lettore. Credo che chiunque si trovi ad avere tra le mani un suo romanzo, possa rimanere stupito dalle sue storie originali ed avvincenti che mai cadono nel banale. Possiamo aggiungere che 'Giù dalla rupe' fa parte della collana Gialloteca, curata dalla capace Raffaella Catalano per Dario Flaccovio Editore. Tra i personaggi presenti nel romanzo assai piacevole appare il maresciallo dei Carabinieri Stefano Patti. In generale, Palazzotto sa tracciare degli ottimi ritratti dei personaggi che ospita nei suoi libri. 'Giù dalla rupe' si può leggere tutto d’un fiato dato che si compone di 168 pagine. I libri di questo autore non possono mancare nella biblioteca personale di chi ama la narrativa italiana".
Andrea Turetta
ARTEINSIEME.NET (18 ottobre 2006) "Cosa ci fa il commissario Giovanni Porzio su un’isoletta a poche miglia da Palermo? Si dedica al riposo? No, si nutre del piacere di essere riconosciuto per strada, grazie alla popolarità raggiunta dopo aver risolto il caso del giostraio ucciso all’Annunziata. Ma un poliziotto è sempre un poliziotto e se arriva una richiesta d’aiuto bisogna darsi da fare. Persino se l’appello viene da un carabiniere. C’è una donna che teme di essere uccisa, nel segno di una leggenda che ha lasciato impronte nella sua vita e in quelle dei suoi cari. C’è un cadavere in una casa che nasconde più di un segreto. C’è una squadra di investigatori raccattata tra i superstiti di un’intossicazione che costringe a letto la maggior parte degli isolani. Si cerca un assassino che ha già colpito e che potrebbe colpire di nuovo, quella stessa notte".
IL FALCONE MALTESE (settembre-ottobre 2006) “Immerso nell’atmosfera rilassata dell’isola di Rosmarino, il commissario Porzio si gode una breve vacanza dopo la brillante soluzione del ‘caso del giostraio dell’Annunziata’, che lo ha reso celebre anche in quello sperduto fazzoletto di terra. Ma un poliziotto è sempre in servizio, anche quando non indossa la divisa e anche quando la richiesta di aiuto arriva da parte della Benemerita, nella persona del maresciallo Stefano Patti, comandante della locale stazione dei Carabinieri. Patti, colpito come buona parte degli abitanti dell’isola dalla terribile Bolla dei Gamberetti (una sorta di ‘maledizione di Montezuma’ locale), è alle prese con un caso di omicidio e allo stesso tempo deve garantire l’incolumità della figlia della vittima. Il commissario e il maresciallo, aiutati dal farmacista e dal professore, devono fare fronte a una notte di tregenda durante la quale l’isola rivelerà l’aspetto peggiore dei suoi abitanti. Il tutto prima dell’alba, prima che il traghetto porti il suo carico di novità e riparta con Porzio a bordo, allontanandolo per sempre da un caso non suo. Spietato e ironico, elegante e amaro, Gery Palazzotto condensa in poco più di centocinquanta pagine una trama gialla complessa supportata da un’affascinante panoramica di passioni. Ritroviamo il commissario Porzio, burbero e scostante, ma alla fine pronto a solidarizzare con il collega maresciallo. Li affiancano altri personaggi dolenti e disperati: Maria la sfregiata, Agostino Puleo, il farmacista Maestro, presenze che affollano le pagine e le colorano di emozioni in nero. Come lo scemo del villaggio, figura poetica e lucidissima nella sua infantile percezione dei ‘mostri’ che popolano l’isola. Non manca un certo fatalismo e la consapevolezza dell’ineluttabilità del destino, unite a un’ironia amara, tutta siciliana. Come riflette Agostino: ‘Ho talmente tanti casini che si è sparsa la voce: ormai loro cercano me. Sono un ricovero ambulante per rogne orfane, problemi senza padrone e grane abbandonate’. Accanto alla vicenda principale, l’omicidio di Gaspare Cosenza, c’è una sordida storia di ricatto e violenza che si consuma nell’assoluta indifferenza di tutti – persino del lettore, che fino alla fine non ne indovina i drammatici risvolti. ‘Giù dalla rupe’ è un romanzo che emoziona perché racconta di persone normali che diventano criminali a causa degli imperscrutabili disegni del destino, degli imprevisti della vita. E, come nella vita, le cose non sempre finiscono bene, anche quando chi indaga fa del suo meglio per ripristinare l’ordine turbato, perché non a tutto c’è rimedio”.
Alessandra Buccheri
IL GIORNALE DELLA LIBRERIA (ottobre 2006) "Cosa ci fa il commissario Giovanni Porzio su un'isoletta a poche miglia da Palermo? Si nutre del piacere di essere riconosciuto per strada, grazie alla popolarità raggiunta dopo aver risolto il caso del giostraio ucciso all'Annunziata. Ma un poliziotto è sempre un poliziotto e se arriva una richiesta d'aiuto bisogna darsi da fare. C'è una donna che teme di essere uccisa, nel segno di una leggenda che ha lasciato impronte nella sua vita e in quelle dei suoi cari. C'è un cadavere in una casa che nasconde più di un segreto. C'è una squadra di investigatori raccattata tra i superstiti di un'intossicazione che costringe a letto la maggior parte degli isolani. Si cerca un assassino che ha già colpitoe che potrebbe colpire di nuovo, quella stessa notte. Questo romanzo sarà presto pubblicato in Spagna da Roca Editorial".
NOIR MAGAZINE (ottobre 2006) “Al largo delle coste palermitane, mentre una intossicazione alimentare costringe a letto la maggior parte della popolazione dell’isola, un carabiniere e un poliziotto si ritrovano alleati in una notte senza fine per risolvere, con l’aiuto di uno sparuto gruppo di amici, il caso di un efferato omicidio legato a una oscura leggenda, prima che l’assassino colpisca di nuovo. Alla fine la verità arriverà per caso, con vari e curiosi colpi di scena. Tra una battuta e l’altra, la soluzione sarà più semplice del previsto, in una vicenda narrata con ritmo e ironia”.
MEMORIA (agosto-ottobre 2006) "Cosa ci fa il commissario Giovanni Porzio su un’isoletta a poche miglia da Palermo? Si dedica al riposo? No, si nutre del piacere di essere riconosciuto per strada, grazie alla popolarità raggiunta dopo aver risolto il caso del giostraio ucciso all’Annunziata. Ma un poliziotto è sempre un poliziotto e se arriva una richiesta d’aiuto bisogna darsi da fare. Persino se l’appello viene da un carabiniere. C’è una donna che teme di essere uccisa, nel segno di una leggenda che ha lasciato impronte nella sua vita e in quelle dei suoi cari. C’è un cadavere in una casa che nasconde più di un segreto. C’è una squadra di investigatori raccattata tra i superstiti di un’intossicazione che costringe a letto la maggior parte degli isolani. Si cerca un assassino che ha già colpito e che potrebbe colpire di nuovo, quella stessa notte. Con il suo primo romanzo 'Di nome faceva Michele', tradotto in spagnolo e distribuito in Spagna e nei Paesi dell'America latina, l'autore ha riscosso un notevole successo di critica; 'Giù dalla rupe' è la conferma dell'abilità di Palazzotto, come scrittore di gialli ma non solo. E' un giallo che non si ferma a quesito di rigore 'chi è l'assassino' ma che offre anche pagine allegre e riflessioni per nulla superficiali."
Simonetta Degasperi
CORRIERE DELLA SERA (24 settembre 2006) “Avevamo lasciato il commissario Porzio alle prese con un intricato e torbidissimo caso. Ora lo ritroviamo seduto a un tavolino di bar nella piazza di un’isoletta non lontana dalla costa palermitana. Situazione idilliaca, di totale relax, quel relax che il burbero, irascibile ma simpatico poliziotto si crede di meritare dopo tanto lavoro in uno dei quartieri più difficili della sua amata città. Basterebbero due giorni per ricaricare le pile: un po’ d’ozio, un bel caffè, qualche languido sguardo d’intorno (magari alla bella, biondissima vichinga che sugge un cannolo alla ricotta in maniera, diciamo così, un po’ troppo passionale). Ma a inquinare la vita di Porzio è, naturalmente, la sua origini di commissario creato dalla fervida penna di uno scrittore: come Maigret – che lavora anche quando è in vacanza –, pure Porzio ha addosso una specie di calamita che attira i guai. Dove per guaio, naturalmente, si intende un bel caso di omicidio (anzi forse due) da risolvere. Così accade nell’isola di Rosmarino: e quando arriva il guaio (leggi: selvaggio omicidio di un usuraio) il commissario vorrebbe esimersi, ma non ce la fa, e anche se a chiedere aiuto è un carabiniere, lo sbirro sempre sbirro è, e risponde ‘presente!’. Fa nulla, poi, se la squadra che dovrà stanare il colpevole (anzi forse due) è una specie di sgangherata compagnia con il mal di pancia, epilogo tragicomico di una intossicazione alimentare da gamberetti che ha terremotato l’intera popolazione dell’isola: si è mai visto un commissario di polizia fermarsi per così poco? E infatti non si fermerà, fino al traguardo che segnerà la conclusione (gloriosa) della nuova inchiesta. Gery Palazzotto, ‘papà’ letterario del commissario, dopo il bell’esordio con ‘Di nome faceva Michele’, conferma il suo ingresso a pieno titolo nel mondo del giallo italiano: lo scrittore palermitano ormai maneggia con padronanza ritmi e situazioni, intreccia trame mai banali, vi cala il suo personaggio-principe e lo circonda di co-protagonisti netti e credibili. In tempi (televisivi) dominati dai vari Csi, Ris e compagnia analizzando, l’indagare naïf di Porzio ci riporta dentro confini più umani, dove il cervello conta più del luminol e la fortuna, oltre agli audaci, talvolta aiuta anche i distratti”. Claudio Colombo
LA SICILIA (20 settembre 2006) “Come già nel bel giallo d’esordio di Gery Palazzotto, anche in questo ‘Giù dalla rupe’ (Dario Flaccovio Editore pag.160 euro 13), si coglie appieno il senso del titolo nelle ultime righe. Romanzo caratterizzato da frasi brevi e incisive, riflessioni in corsivo suggellano reconditi pensieri dei vari personaggi, che si muovono nell’isola di Rosmarino (Ustica). Personaggi vividi e abilmente tratteggiati ma che diventano mostri, se ad osservarli è lo scemo del villaggio col suo fedele destriero Nonmiricordo. La Sicilia di Palazzotto non è mai ostentata nel suo paradigmatico microcosmo (isola nell’isola), piuttosto vissuta e risputata giorno dopo giorno, con la sofferenza propria che ad ogni vero siciliano costa vivere quaggiù. Tutto avviene in una notte. Nell’isola, dove il commissario Porzio è in vacanza, i residenti sono vittime di un’intossicazione alimentare. Il maresciallo Patti chiede l’aiuto del collega: hanno strangolato il vecchio usuraio Gaspare Cosenza. E mentre un coccio di terracotta fa aleggiare antiche maledizioni le cui radici affondano in profondità, il venditore d’aria Gaetano Li Vorsi e il vecchio Carmine Ribolla meditano vendetta per una recente truffa subita”.
Roberto Mistretta
PALERMO (settembre 2006) "L’isola di Rosmarino - immaginaria ma non troppo - terra emersa vicina a Palermo sta all’isola Sicilia e soprattutto alla sua capitale Palermo come il maresciallo Stefano Patti sta al commissario Giovanni Porzio. Il libro 'Giù dalla rupe' di Gery Palazzotto che fa parte della fortunata collana 'Gialloteca' edita da Dario Flaccovio è il secondo che vede protagonista il commissario Porzio che per caso e per fortuna si trova a risolvere questo secondo giallo (sulla scia degli ormai irrinunciabili serial) poliziesco. Il microcosmo nasconde tra le pieghe del suo isolamento una varietà di personaggi, protagonisti e non ognuno dei quali a modo proprio, a volte anche senza un necessario filo logico o conduttore, contribuisce a fare del libro del vice capo redattore del Giornale di Sicilia un piacevole excursus nell’animo umano mediante il racconto di situazioni e vicende amare anzichenò che non tralasciano mai, tuttavia, il senso di una ironia, volutamente inserita ad alleggerire il clima di un libro che vuole – e ci riesce – risultare gradevole, di facile lettura senza cadere nella banalità o nello scontato di un qualche profilo psicologico a tutti i costi".
Teresa Di Fresco
ILDITO.IT (28 agosto 2006) “Durante una sola notte, in Sicilia, può succedere davvero di tutto. Che un’intera comunità venga sedotta ed intossicata da un misterioso branco di gamberetti arrivati copiosi via mare, ad esempio. O che un assassino agisca indisturbato sin dentro casa della sua eccellente vittima. E così, tra i ritmi di una scrittura asciutta e carica di stile, e una storia dove l’intreccio e i colpi di scena rispettano tutti i canoni classici del giallo, il giornalista palermitano Gery Palazzotto ha firmato ‘Giù dalla rupe’, suo secondo romanzo per i tipi della Dario Flaccovio editore. Il commissario Giovanni Porzio (che aveva esordito nel primo romanzo di Palazzotto, ‘Di nome faceva Michele’, ndr) si trova a dover indagare su un misterioso fatto di sangue proprio mentre si trova in ferie in un’isoletta vicina Palermo. Il Castigo, che cade come una maledizione karmica sugli abitanti costretti a flatulenze e dolorosi mal di pancia e si abbatte mortalmente su un anziano strozzino della buona borghesia locale, finisce per coinvolgere anche il poliziotto di fine intuito, ora costretto dagli eventi a lavorare fianco a fianco ad un carabiniere. Porzio riuscirà nella missione, e il lettore non mancherà di farsi scappare più di un genuino sorriso di fronte ad una squadra di militari fuori combattimento proprio a causa della ‘bolla dei gamberetti’. Le donne, che dalla penna di Palazzotto fuoriescono veraci e particolarmente credibili, sono forse le vere protagoniste di questo giallo da leggere su più livelli. E alle donne l’autore dedica il meglio della sua capacità di introspezione. Ma è il gioco di metafore che affascina e segna il lato ‘alto’ del racconto. L’omicidio avviene in un microcosmo popolato da abitanti che custodiscono troppi segreti, d’amore o di odio, in un contesto (un’isola dentro un’isola) dove i lutti e i messaggi del corpo rivelano mille indizi. Il colpevole e il poliziotto partecipano ad una ‘mise en scène’ che accomuna vittime ed aguzzini: la sensualità, le storie di personale solitudine e le ore della notte si fondono e confondono tra loro come nei migliori polizieschi. ‘Giù dalla rupe’ poggia su una trama solida, che rivela tutta l’attenzione dedicata da Palazzotto alla narrazione; nessuna concessione a certi facili cliché che affascinano tanti giallisti emergenti dunque, soprattutto dopo il fortunato avvento di Camilleri. A testimonianza che anche la letteratura di genere può ancora regalare nuova linfa all’editoria italiana”.
IL GIORNALE (17 agosto 2006) "Misteriosi cocci di terracotta che alludono a una enigmatica maledizione. Un pazzo che vaga per un’isola con una bicicletta come destriero. Una serie di omicidi senza colpevole che pare destinata ad allungarsi. Un investigatore che scopre il bandolo della matassa aggrappandosi a indizi minimi e quasi invisibili. Tutto in una notte, come nei film hollywoodiani. Solo che qui non siamo a Los Angeles, ma nell’isoletta di Rosmarino, pochi chilometri al largo di Palermo. L’investigatore non è un detective dell’hard boiled ma un commissario della polizia di stato di Palermo, strappato controvoglia alle sue vacanze. E, al suo fianco, c’è un manipolo di non arditissimi carabinieri messi in crisi da un’epidemia di dissenteria: tutta colpa di quei gamberetti avariati... Alla sua seconda prova narrativa, Gery Palazzotto, 43 anni, cronista palermitano, scava ancora in una Sicilia per nulla folklorica. Una Sicilia di gente qualunque, il farmacista, l’edicolante, il barista, che però nasconde segreti inquietanti, volti sconosciuti. E dietro ai piccoli misfatti dei truffatori, degli usurai, delle adultere, miseri eroi di quest’isola senza eroi, affiora una violenza ancora più greve e primitiva. Come nel primo romanzo (Di nome faceva Michele), anche in questo Giù dalla rupe (Dario Flaccovio editore, pagg. 164, euro 13), l’eroe della vicenda è il commissario Giovanni Porzio. Anzi, 'il commissario dottore Porzio, sbirro dalla nascita', un personaggio che ha scarsa fiducia nella bontà del genere umano. Una sorta di anti-Montalbano, se così si può dire. Che sta lì a ricordarci come i narratori siciliani oggi siano tanti e non tutti trovino il loro posto nel recinto un poco angusto e ormai di maniera dei pastiches linguistici del pur meritevole Andrea Camilleri. Questa volta, a fianco del commissario Porzio c’è un maresciallo dei carabinieri, anche lui vittima della diarrea isolana, e in perenne vagabondaggio tra la scrivania e il bagno. Insieme, i due si addentrano nella strana notte dell’isola, intorno al cadavere di un uomo strangolato, abbandonato sulla sua poltrona, e a una donna, la giovane Maria, sulla quale sembra pendere la maledizione di una morte imminente. Commissario e maresciallo sembrano un poco Rick e il capitano Renault del film 'Casablanca', e un sapore di anni Cinquanta, con un retrogusto buonista, affiora a tratti nel loro rapporto di ruvida affettuosità. Ma sono solo brevi lampi di gentilezza. La notte dell’isola è una notte senza redenzione. E la soluzione del giallo, che emerge a sorpresa nella mente di Porzio all’ultimo minuto, non lascia illusioni sulla gentilezza del cuore umano. Forse, alla fine, il punto di vista più lucido è quello del pazzo in bicicletta, una sorta di fool shakespeariano in versione paesana, a cui ogni figura umana appare in forma di mostro. Misteriosi cocci di terracotta che alludono a una enigmatica maledizione. Un pazzo che vaga per un’isola con una bicicletta come destriero. Una serie di omicidi senza colpevole che pare destinata ad allungarsi. Un investigatore che scopre il bandolo della matassa aggrappandosi a indizi minimi e quasi invisibili. Tutto in una notte, come nei film hollywoodiani. Solo che qui non siamo a Los Angeles, ma nell’isoletta di Rosmarino, pochi chilometri al largo di Palermo. L’investigatore non è un detective dell’hard boiled ma un commissario della polizia di stato di Palermo, strappato controvoglia alle sue vacanze. E, al suo fianco, c’è un manipolo di non arditissimi carabinieri messi in crisi da un’epidemia di dissenteria: tutta colpa di quei gamberetti avariati... Alla sua seconda prova narrativa, Gery Palazzotto, 43 anni, cronista palermitano, scava ancora in una Sicilia per nulla folklorica. Una Sicilia di gente qualunque, il farmacista, l’edicolante, il barista, che però nasconde segreti inquietanti, volti sconosciuti. E dietro ai piccoli misfatti dei truffatori, degli usurai, delle adultere, miseri eroi di quest’isola senza eroi, affiora una violenza ancora più greve e primitiva. Come nel primo romanzo ('Di nome faceva Michele'), anche in questo 'Giù dalla rupe' (Dario Flaccovio editore, pagg. 164, euro 13), l’eroe della vicenda è il commissario Giovanni Porzio. Anzi, 'il commissario dottore Porzio, sbirro dalla nascita', un personaggio che ha scarsa fiducia nella bontà del genere umano. Una sorta di anti-Montalbano, se così si può dire. Che sta lì a ricordarci come i narratori siciliani oggi siano tanti e non tutti trovino il loro posto nel recinto un poco angusto e ormai di maniera dei pastiches linguistici del pur meritevole Andrea Camilleri. Questa volta, a fianco del commissario Porzio c’è un maresciallo dei carabinieri, anche lui vittima della diarrea isolana, e in perenne vagabondaggio tra la scrivania e il bagno. Insieme, i due si addentrano nella strana notte dell’isola, intorno al cadavere di un uomo strangolato, abbandonato sulla sua poltrona, e a una donna, la giovane Maria, sulla quale sembra pendere la maledizione di una morte imminente. Commissario e maresciallo sembrano un poco Rick e il capitano Renault del film Casablanca, e un sapore di anni Cinquanta, con un retrogusto buonista, affiora a tratti nel loro rapporto di ruvida affettuosità. Ma sono solo brevi lampi di gentilezza. La notte dell’isola è una notte senza redenzione. E la soluzione del giallo, che emerge a sorpresa nella mente di Porzio all’ultimo minuto, non lascia illusioni sulla gentilezza del cuore umano. Forse, alla fine, il punto di vista più lucido è quello del pazzo in bicicletta, una sorta di fool shakespeariano in versione paesana, a cui ogni figura umana appare in forma di mostro".
Giorgio Ieranò
SCHELETRI.COM (agosto 2006) "E’ con grande onore che questa volta mi appresto a recensire un libro del mio concittadino Gery Palazzotto. Dopo l’enorme successo del romanzo 'Di nome faceva Michele', pubblicato nel 2004 sempre nella collana 'Gialloteca', Palazzotto torna in libreria con un giallo che vede nuovamente protagonista l’astuto commissario Giovanni Porzio. In vacanza sull’isola di Rosmarino (probabilmente Ustica nella fantasia dello scrittore) il commissario si gode il riposo e la popolarità ottenuta con la risoluzione del caso del giostraio dell’Annunziata, ma la sua quiete viene presto turbata da un omicidio che affonda le radici in un lontano passato. Un usuraio è stato strangolato e la figlia di quest’ultimo teme a sua volta di essere uccisa. A tutto questo si aggiunge il fatto che l’assassino sembra seguire un filo logico e tutti gli indizi portano ad una vecchia leggenda. Porzio si trova così coinvolto in un complicato caso insieme al marsesciallo Patti e ad un’improvvisata squadra di aiutanti composta da un farmacista, un edicolante e un barista. Mentre gran parte della popolazione locale è alle prese con un’intossicazione alimentare, inizia una frenetica caccia alla ricerca di un assassino che ha colpito in passato e che potrebbe colpire ancora. In una notte che sembra non avere mai fine, in un'isola fuori dallo spazio e dal tempo si snoda l’indagine di Porzio e Patti. I due uomini all’inizio hanno qualche attrito a causa della proverbiale rivalità fra carabinieri e polizia, ma durante la notte l’antagonismo si trasforma in stima reciproca ed infine i due 'avversari' si ritrovano amici. Palazzotto confeziona una storia originale e avvincente che non cade mai nel banale. Forse il libro stenta un po’ ad ingranare, infatti all’inizio la storia procede molto lentamente e subisce una stasi nella parte centrale in cui ci sono anche delle riflessioni filosofiche di alcuni personaggi. L’ingranaggio poi comincia a girare bene quando i vari tasselli del mosaico iniziano a sistemarsi nei posti giusti e nel finale Palazzotto con un colpo da maestro ci regala ben due colpi di scena. Durante l’interminabile notte sull’isola di Rosmarino si scontrano, in un turbine violento, passione, amore, rancore represso, vendetta, frustrazione. Tutti i personaggi alla fine si trovano alla resa dei conti, ognuno di loro volente o nolente è costretto a scavare all’interno della propria anima e ad acquisire nuova consapevolezza. E’ questo dunque il punto di forza di 'Giù dalla rupe': un omicidio che innesca una sorta di purgatorio personale per ognuno dei personaggi coinvolti nella vicenda, un viaggio doloroso verso una nuova esistenza. Voto: 8".
Giovanni Faraone
GAZZETTA DI PARMA (28 luglio 2006) "Una ventata di fresco maestrale a tonificare la mente dei lettori nella sciroccosa estate 2006: questo è ‘Giù dalla rupe’ (Dario Flaccovio editore) di Gery Palazzotto, giornalista de ‘Il giornale di Sicilia’, alla seconda avventura letteraria. Un libro agile e divertente che usa il genere del giallo per raccontare la Sicilia dei nostri giorni, una Sicilia sì corrusca per antichi irrisolti problemi, ma anche solare per le sue vie animate, i suoi portoni ombrosi, all’interno dei quali si scoprono piccoli e grandi segreti, umori di cibi forti e di gelsomini arrampicanti su verande degradate. Una regione singolare, vista da un’isola dell’isola, Ustica, il villaggio paradigma della più vasta complessità siciliana. Un libro giallo che si legge facilmente, scritto in un italiano naturale con l’efficacia dell’immediatezza di una lingua vera, stretta parente del generale parlato, senza i sudaticci equilibrismi linguistici di Camilleri che fanno il verso a una Sicilia improbabile, ammiccando ai palati viziati dalla quotidianità televisiva. Non occorre scendere nei particolari della trama, giacché sarà più gradevole scoprirli pagina dopo pagina: dirò solo che siamo nel paradiso degli amanti del mare, Ustica appunto; che nell’isola si trova per una breve vacanza il commissario dottor Giovanni Porzio e che il maresciallo dei Carabinieri Stefano Patti gli chiede aiuto per la soluzione del caso dell’omicidio Gaspare Cosenza. Il ritmo è sempre teso, il racconto incalzante e il lettore, al quale strada facendo non sono concesse scorciatoie, rimane avvinto sino alla fine. Insomma, Gery Palazzotto - ne sono certo - sarà una buona compagnia per le prossime vacanze: buon divertimento”.
Domenico Cacopardo
THRILLERMAGAZINE.IT (26 luglio 2006) "Gery Palazzotto lo conosciamo già per 'Di nome faceva Michele', uscito per Dario Flaccovio Editore nel 2004, tra l’altro tradotto di recente in Spagna e nei paesi dell’America Latina. 'Giù dalla Rupe' è un giallo dei più classici, dall’inizio alla fine. O quasi. Nel senso che per certi versi esce dagli schemi di questo genere, e i 'versi' in questione si chiamano ironia, sarcasmo e malinconia. Come descriverlo? Immaginate un Simenon (quello dei romanzi senza Maigret) che sfotte se stesso seduto su un cesso. La metafora è strana ma forse azzeccata, dato che tutto comincia con un’epidemia di diarrea che flagella l’isola di Rosmarino, a largo di Palermo. L’isola dell’isola: e questo già basterebbe per dare un’idea dell’ambiente. Il resto, come sempre, sono sbirri e morti ammazzati. Ma la visuale in questo caso non è macchinosa, è acuta e sensibile, ben affilata. Insomma, non è un romanzo della serie 'troviamo il colpevole e tutti amici come prima'. Palazzotto dimostra d’essere uno scrittore di buone capacità. Con 'Giù dalla rupe' ci ha piacevolmente intrattenuto e ci ha regalato qualcosa di più. Ma lo aspettiamo al varco, col prossimo romanzo vorremmo essere sorpresi. L’aria è buona per il grande salto".
Fernando Fazzari
Il RIFORMISTA (26 luglio 2006) "Cosa ci fa il commissario Giovanni Porzio su un’isoletta a poche miglia da Palermo? Si dedica al riposo? No, si nutre del piacere di essere riconosciuto per strada, grazie alla popolarità raggiunta dopo aver risolto il caso del giostraio ucciso all’Annunziata. Ma un poliziotto è sempre un poliziotto e se arriva una richiesta d’aiuto bisogna darsi da fare. Persino se l’appello viene da un carabiniere. C’è una donna che teme di essere uccisa, nel segno di una leggenda che ha lasciato impronte nella sua vita e in quelle dei suoi cari. C’è un cadavere in una casa che nasconde più di un segreto. C’è una squadra di investigatori raccattata tra i superstiti di un’intossicazione che costringe a letto la maggior parte degli isolani. Si cerca un assassino che ha già colpito e che potrebbe colpire di nuovo, quella stessa notte".
ANSA (8 luglio 2006) "Il commissario Porzio è tornato. In tutti i gialli che si rispettino c'è un investigatore che fa della produzione di un autore una serie. Non fa eccezione l'ultima fatica letteraria di Gery Palazzotto, giornalista e scrittore palermitano, che con 'Giù dalla rupe' (edito da Flaccovio, 165 pp., 13 euro) ritorna alla ribalta dopo il successo di 'Di nome faceva Michele', il volume con cui aveva esordito nel 2004 e che sta per essere tradotto anche in spagnolo da Roca Editorial. È di nuovo Porzio, quindi, il protagonista delle indagini, ma non del libro, ambientato in un'immaginaria isola che si chiama Rosmarino dove 'la giustizia è un sentimento, qualcosa che qualcuno coltiva dentro di sé, dove nessuno si è mai domandato ciò che non può avere risposta, un frigorifero scassato, dove tutto va consumato subito, che avvolge e deteriora con una velocità spaventosa, una terra che, da qualunque parte la percorri, è sempre in salita'. I personaggi principali, infatti, sono proprio gli abitanti dell'isola, con la loro sicilianità fatta di tradizioni e leggende. Come da copione, si comincia con un omicidio. In una torrida giornata d'estate un usuraio viene assassinato, mentre quasi tutto il paese è a letto con un tremendo mal di pancia, dovuto a un'indigestione di gamberetti. I 'sopravvissuti' indagano: il maresciallo dei carabinieri, il farmacista e l'edicolante, ai quali si aggiunge, per pura coincidenza, il commissario Porzio. Al fatto, già strano, che un carabiniere chieda aiuto a un poliziotto, se ne aggiungono altri che danno al giallo il giusto pathos, condito dall'immancabile ironia su una società che vive di superstizioni. Tutte le indagini si svolgono in un giorno e partono da una maledizione, raccontata da una delle donne del paese: 'anni fa, non so quanto perché le leggende si tramandano senza tempo, c'era un vasaio che faceva credito a tutti... di colpo si trovò in difficoltà economiche... chiese aiuto agli amici. Tutto inutile, loro lo ignorarono... Lui resse per poco e si uccise gettandosi giù dalla rupe di Mallia'. È il salto dal quale prende il là il romanzo: 'giù dalla rupe', appunto, per una morte che non prevede sepoltura, visto che il corpo non verrà più trovato. La famiglia del vasaio scappa dall'isola ma il figlio lascia un 'regalo' ai compaesani: rompe uno dei vasi di suo padre e invia i cocci a tutte le persone che gli avevano negato l'aiuto. Moriranno tutti, come l'usuraio. Coccio dopo coccio, Porzio riesce a venire a capo della vicenda, ricomponendo il puzzle della situazione, in un libro che si legge 'a morsi', come tutti i thriller che si rispettino, e che procede senza apparenti colpi di scena, con un continuo ricorso al corsivo che svela il pensiero dei personaggi e uno stile allegro che fa da ritmo alla narrazione".
Franco Nuccio
AGI (7 luglio 2006) "Due anni dopo il brillante esordio con 'Di nome faceva Michele', Gery Palazzotto torna con un altro giallo, 'Giù dalla rupe', storia di 'una forsennata corsa contro il tempo' che vede protagonista un commissario di polizia 'sorpreso' da un'altra indagine mentre è impegnato a godersi la notorietà arrivata con la soluzione di un caso complicato. Lo 'sbirro' racconta e colora di nuove tinte il suo grande successo investigativo, con un solo obiettivo: parlare e far parlare di sé. Ma un poliziotto è sempre un poliziotto e se arriva una richiesta d'aiuto bisogna muoversi. Persino se l'appello proviene da un carabiniere. C'è una donna che teme di essere uccisa, nel segno di una leggenda che ha lasciato impronte ben visibili nella sua vita e in quelle dei suoi cari. C'è un cadavere strangolato in una casa che nasconde più di un segreto. C'è una strana squadra di investigatori raccattata alla bell'e meglio tra i superstiti di un'intossicazione alimentare che costringe a letto la maggior parte della popolazione isolana. Accanto al commissario e al maresciallo si muovono un edicolante, un farmacista e un barista. Si cerca un assassino che ha già colpito e che potrebbe colpire di nuovo, quella stessa notte. Il primo romanzo di Palazzotto, giornalista palermitano con una passione per la chitarra jazz e una fissazione per l'iPod, è stato tradotto in spagnolo".
OK SALUTE (luglio 2006) "In un’isoletta siciliana sconvolta da un’intossicazione alimentare, un farmacista deve affrontare emergenze che vanno molto oltre il disastro gastrointestinale collettivo: c’è una donna che teme di essere uccisa e c’è il cadavere di un uomo strangolato. Accanto al farmacista, nel secondo intrigante giallo del palermitano Gery Palazzotto, 'Giù dalla rupe', si muove una squadra di investigatori raccattata alla bell’e meglio tra gli scampati alla trappola della diarrea. Si cerca un assassino che potrebbe colpire di nuovo e, in una forsennata corsa contro il tempo, ciascuno scardina le proprie certezze e si aggrappa a una realtà buia, ma governabile. Dove convivono sangue, sentimenti, logica e mal di pancia".
SEPANET.IT (luglio 2006) "In una piccola isola vicino alla Sicilia il commissario Porzio pensa di poter trascorrere un tranquilla vacanza, lontano dagli impegni della città. Tanto, per la normale amministrazione di quel piccolo centro, dove certo non succede mai nulla, c'è il maresciallo Patti, che non è abituato ai sofisticati sistemi di indagine familiari al commissario. Così, quando questi ne riceve la richiesta di aiuto, perché qualcosa di grave è accaduto, accetta con un misto di fastidio e di condiscendenza un po' sprezzante. L'indagine avviata ha qualcosa di grottesco, mobilitando un gruppo eterogeneo di persone, dal momento che i carabinieri in servizio sono affetti da un'infezione viscerale, che ha colpito quasi tutti sull'isola, per cui sono costretti a frequenti permanenze nei bagni. Ma grottesca non è certo la morte violenta dell'usuraio Cosenza, strangolato nella sua casa, dove l'assassino ha lasciato un segno che allude a un'antica leggenda isolana e significa volontà di vendetta. Tale circostanza fa ricollegare l'omicidio a un altro precedente avvenuto nella stessa famiglia, il cui ultimo membro - una donna - si dice in pericolo di morte. Per vie curiose e perfino un po' comiche il commissario sbroglierà la vicenda e imparerà a stimare e a farsi stimare dal maresciallo. Il giallo di Palazzotto si fa apprezzare soprattutto per il quadro a tinte violente del piccolo mondo isolano, affogato in una nebbia perenne di noia e di inerzia morale e mentale, in cui può maturare ogni abominio. In quell'angolo di mondo che pare così affascinante, tra cielo e mare, fermentano desideri di evasione, come nel segreto del focolare domestico maturano odi violenti e desideri di vendetta. Figure grottesche, dalla tipica deformazione espressionista, soprattutto figure di donne dalla femminilità sgangherata alla Botero, sono sintomatiche di una visione del mondo amara, che diventa sarcasmo o si scioglie in un'ironia senza sorriso".
BALARM.IT (27 giugno 2006) "Il commissario Giovanni Porzio ritorna a indagare nel secondo giallo del giornalista-scrittore palermitano Gery Palazzotto. 'Giù dalla rupe', questo il titolo della nuova avventura, ambientata nell’isola di Rosmarino, una storia che si fa leggere tutta d’un fiato conducendo il lettore non soltanto nell’intreccio che porterà alla risoluzione del caso, ma anche intrattenendolo in modo divertente, ironico nel microcosmo di personaggi che del romanzo sono la colonna portante. Il libro presentato alla Galleria d’arte Expa di Palermo si prepara ad avere un grande successo di pubblico così com’è stato per il primo lavoro narrativo dell’autore 'Di nome faceva Michele', perché è riuscito a costruirsi un’originalità di genere e di scrittura. Se da una parte l’autore cerca la serialità del personaggio, caratteristica ormai dirompente un po’ in tutta la nuova letteratura, dall’altra la reinventa, superandone prevedibilità e ripetitività. Ed ecco che il commissario Porzio, che avevamo visto all’opera in un quartiere di Palermo, si sposta per una vacanza in un’isola, lì dovrebbe trovare pace e riposo, quando un nuovo caso richiede il suo aiuto. Un usuraio è stato trovato morto nella sua casa ed il maresciallo della locale stazione dei carabinieri Stefano Patti, a causa di un’infezione gastrointestinale che ha colpito tutti gli abitanti dell’isola, compresi i suoi uomini, è costretto a chiedere aiuto al commissario. Quella della solidarietà tra carabinieri e polizia, da sempre gelosi delle proprie indagini, non è l’unica scelta creativa che Gery Palazzotto ha compiuto nella costruzione della storia, infatti ha saputo 'restringere' il protagonismo del suo personaggio chiave. Porzio non è il deus ex machina del caso, ma insieme a lui danno il proprio contributo alcuni abitanti dell’isola che mettono a disposizione se stessi nella lunga notte di indagini. Tutto questo fa di questo libro una piacevole lettura introspettiva nell’animo dei diversi personaggi che animano questa storia: ognuno con le proprie delusioni, le proprie passioni e la proprie emozioni".
Antonella Bonura
LA REPUBBLICA - PALERMO (27 giugno 2006) "Un'isola è lo scenario perfetto per ambientarvi un giallo, essendo un luogo circoscritto, in cui ognuno può essere sospettato di qualcosa e a sua volta puù sospettare chiunque. Lo sanno bene Pergiorgio Di Cara, autore di 'Isola nera', Valentina Gebbia, cui si deve 'Estate di San Martino, e da ultimo Gery Palazzotto, alla sua seconda prova narrativa, con 'Giù dalla rupe'. Al centro della vicenda narrata troviamo il commissario Giovanni Porzio, che se la sciala in una piccola isola, facendo incetta di complimenti per aver risolto il caso spinoso del giostraio freddato all'Annunziata. Ma in questa pax irrompe Maria Cosenza,la cui vita è segnata da un'oscura maledizione, e dalla morte per strangolamento del padre di Maria, Gaspare. Palazzotto non fa mai il passo più lungo della gamba: come un cecchino, colpisce il suo bersaglio. I personaggi sono ben tratteggiati, e la storia fila liscia sino alla fine, quando tutti i conti tornano. 'Giù dalla rupe' è un giallo ad orologeria: leggerlo è come assistere ad un conto alla rovecia, inesorabile. Con tanto di deflagrazione finale".
Salvatore Ferlita
ATENEONLINE-AOL.IT (23 giugno 2006) "In un'isola (immaginaria) della Sicilia viene ammazzato un usuraio. Ecco il principio di un romanzo costruito da spunti di cronaca nera, leggenda e fantasia. Sullo sfondo, un commissario di polizia che collabora con un maresciallo dei carabinieri, un paesino dove la vita di ogni abitante è strettamente connessa all'equilibrio generale e un intreccio che inchioda il lettore. 'Galop, galop, vola cavallo che insieme ci mangiamo tutti i mostri dell'isola'. Inizia così 'Giù dalla rupe', il nuovo libro di Gery Palazzotto. Giornalista e scrittore palermitano, si è affidato a una casa editrice anch'essa palermitana, la Dario Flaccovio, nata nel 1980 e vincitrice lo scorso anno del premio della cultura della presidenza del Consiglio dei ministri. In cosa si differenziano autori ed editori siciliani dai loro colleghi al di là dello Stretto? 'Il bacino di pubblico, naturalmente - precisa Palazzotto - ma anche gli stimoli che solo chi vive su quest'Isola può ricevere'. E proprio su un'isola è ambientato il giallo presentato ieri sera all'Expa di Palermo. Rosmarino è un luogo immaginario, ma non troppo, dove la giustizia è un sentimento, qualcosa che qualcuno coltiva dentro di sé, dove nessuno si è mai domandato ciò che non può avere risposta, un frigorifero scassato, dove tutto va consumato subito, che avvolge e deteriora con una velocità spaventosa, una terra che, da qualunque parte la percorri, è sempre in salita. E' il discorso già sentito sulle mille isole che vivono in Sicilia. L'isola nell'isola, l'isola-famiglia e poi l'isola-individuo. Che richiama i concetti di 'isolitudine' e 'solitudine' coniati da Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino. L'assassinio di un usuraio arriva in una torrida giornata d'estate e ad accoglierlo è la 'classe dirigente' del posto: il maresciallo dei carabinieri, il farmacista e l'edicolante, ai quali si aggiunge, per pura coincidenza, il commissario Porzio, già protagonista della precedente avventura. Una scrittura speziata avvolge il lettore nel mistero fino all'ultima pagina. Palazzotto ha 'cucinato' questo testo prendendo spunto dalla realtà della cronaca nera siciliana, dalla sua fantasia e da certe leggende popolari. Ne ha fatto un 'piatto' che poi si è divertito a dividere in tante piccole porzioni (come i cocci sparsi dal vasaio nel suo stesso racconto), lasciate mescolare dal mestolo dell'intreccio, tenute a mantecare infine sulle pagine. Fino alla 161. Poi i tasselli ricompongono l'unità e il lettore può dirsi 'sazio'. La prima fatica di Gery, 'Di nome faceva Michele', pubblicata nel 2004, ha riscosso un notevole successo di pubblico e di critica. 'Giù dalla rupe', invece, è 'il romanzo della sua maturità', ha tenuto a sottolineare Massimo Russo, magistrato e amico del giornalista. Il suo editor, lo scrittore Giacomo Cacciatore, ha poi aggiunto: 'Con il commissario Porzio, Gery ha spezzato coraggiosamente tutte le regole della serialità: non ha fatto di lui il protagonista assoluto della scena, non lo segue nelle sue vicende personali e lo scaraventa in un habitat che non gli è proprio. Difficile di questi tempi non cadere in certi schemi sedimentati'. Il finale? 'Si può solo anticipare - cela al pubblico Russo - che in questa storia non c'è alcun colpo di scena. Semmai, un colpo di fortuna'.
Maria Angela Vacanti e Salvo Picone
IL GIORNALE DI SICILIA (21 giugno 2006) "Tutto in una notte. Come nel film di John Landis, peraltro citato in questo 'Giù dalla rupe', nuova avventura editoriale di Gery Palazzotto che per i tipi della 'Gialloteca' di Flaccovio - dopo 'Di nome faceva Michele' - pubblica il suo secondo romanzo. Tutto in una notte. Dal tramonto all'alba. Con una scrittura fluida che procede lungo gli anfratti di una vicenda che si dipana tra il cielo e il mare di Rosmarino: isoletta immaginata a qualche miglio da Palermo, ma lontana anni luce dalle dinamiche del capoluogo. Ovvero da quel mondo che il commissario Porzio conosce a menadito, ma le cui regole e letture poco si addicono a questo scoglio che spezza ilprofondo blu dal quale emerge. E' qui che il lettore ritrova il dottor Giovanni Porzio: il detective, in maniera un po' smargiassa, si sta godendo un raro fine settimana di riposo assoluto, gongolando per la notorietà che l'ultimo caso, naturalmente risolto, gli ha regalato. Quanto ci gode ad essere riconosciuto per strada! L'essere umano è vanesio. Ma la pace durerà poco: complice una dissenteria di massa che falcidia messa isola, forze dell'ordine comprese, il nostro si ritroverà assieme a una improvvisata e improbabile squadra, reclutato dal comandante della locale stazione dei carabinieri. Per risolvere l'ennesimo rebus: un omicidio rompicapo, come ogni giallo che si rispettti impone. E così dal duetto tra il poliziotto e il militare dell'arma - ognuno, si sa, ha il suo metodo - prende il via un racconto che, come un film, scorre sulle umane debolezze. Dello strozzino che prima di schiattare stretto dalla morsa del suo assassino, piuttosto che affidare l'anima a Dio, scorre mentalmente la lista dei suoi debitori, accoppiando a ciascuno la relativa cifra prestata a tassi da capogiro. Umane debolezze fatte di rancori mai sopiti per un passato incoffessabile che avvelena anche il presente. Umane debolezze in madri 'indegne' che il destino punisce senza pietà, perché il senso di colpa da solo, seppur feroce, non può bastare a redimerle. Umane debolezze di mogli infedeli sorprese in amplessi animaleschi, il cui olezzo di sudore rancido evapora dalla pagina scritta con crudo realismo. Con una ironia che si mischia al dramma, come nella vita. E anche il bene e il male sembrano confondersi, ma non per tutti. Non solo per Porzio, 'sbirro dalla nascita' per il quale 'il bene e il male siamo noi, adesso. E il male - dice - non sta dalla mia parte'. Una certezza che consola il lettore e risolve il caso".
Angela Mannino
LA REPUBBLICA - PALERMO (7 giugno 2006) "Dopo il successo del primo libro, 'Di nome faceva Michele', che quest'anno sarà pubblicato anche in Spagna e nei paesi dell'America latina, Palazzotto torna con la storia di un misterioso omicidio commesso su un'isola in cui convivono sangue, sentimenti e... mal di pancia. Il commissario Giovanni Porzio si trova infatti a dover mettere insieme una squadra di investigatori raccattata tra i superstiti di un'intossicazione che costringe a letto la maggior parte degli isolani".