STILOS (18 luglio 2006) "La commissione del Premio Camaiore per la letteratura gialla ha indicato come finalista della sezione 'opera prima' il romanzo 'Robinia Blues' di Valter Binaghi, edito da Dario Flaccovio Editore. Questa la motivazione: 'Binaghi governa con sapienza le regole e le convenzioni del giallo con l'utilizzo di materiali narrativi che facendo riferimento a memorie infantili si rivelano capaci di illuminare sia come 'eravamo'sia come 'siamo diventati''".
IL TIRRENO - VIAREGGIO (2 luglio 2006) "La giuria tecnica del premio Camaiore di letteratura gialla ha indicato all'unanimità, quale finalista, l'opera 'Robinia blues' di Valter Binaghi (Dario Flaccovio Editore), con la seguente motivazione: 'Binaghi governa con sapienza le regole e le convenzioni del giallo con l'utilizzo di materiali narrativi che facendo riferimento a memorie infantili si rivelano capaci di illuminare sia come 'eravamo'sia come 'siamo diventati''... 'Robinia Blues' ha per protagonista un adolescente scapestrato, appena trasferito con la famiglia da Milano al paese di provincia in cui aveva trascorso la sua infanzia: peccato che, da quel momento, non sia più riuscito a scrivere una riga. Gli sterminati boschi di robinia, dove lo scrittore da bambino ha vissuto avventure con la banda del vicinato, suscitano in lui una malinconia pungente: non può fare a meno di paragonare i grandi sogni di allora alla meschinità della vita corrente. Un mattino di settembre, passeggiano nei boschi con il suo husky, trova un cadavere nella brughiera: con orrore, scopre trattarsi di Dino Rovati, il più amato dei suoi compagni d'infanzia".
LA NAZIONE VIAREGGIO (1 luglio 2006) "'Robinia blues' di Valter Binaghi è il libro finalista sezione opera prima della terza edizione del Premio Camaiore Letteratura Gialla (noir-thriller-poliziesco)... L'indicazione, all'unanimità, è scaturita da una selezione fra le oltre cinquanta opere prime che hanno partecipato a questa terza edizione. ' Binaghi governa con sapienza le regole e le convenzioni del giallo con l'utilizzo di materiali narrativi che facendo riferimento a memorie infantili si rivelano capaci di illuminare sia come 'eravamo'sia come 'siamo diventati''".
AREA (dicembre 2005) "Avete presente quei telefilm americani in cui una telescrivente contestualizza la scena che state vedendo? Ebbene, questa 'telescrivente' la troverete in ogni capitolo di questo bel romanzo, un giallo scritto sull'onda dei ricordi di uno scrittore in panne che trova il cadavere di un amico d'infanzia e che viene sballottato nell'hinterland milanese alla ricerca del perché di una morte che poteva essere evitata se solo avesse svoltato l'angolo, la sera prima, con il suo cane".
IL GATTO NERO (novembre-aprile 2005) "Un bel romanzo giallo per un autore che adopera le parole con grande maestria, riuscendo a trascinare il lettore in una foresta fitta di ricordi e di robinie".
VARESE MESE (luglio-agosto 2005) "Un giallo che potrebbe anche essere definito un romanzo che parla di una generazione... Per chi abita nella nostra provincia sarà facile scoprire luoghi, personaggi e abitudini a noi care che, forse, oggi vanno scomparendo. La trama scorre interessante, con la musica più bella del mondo sempre in testa, aiutandoci anche a riscoprire un periodo, la nostra gioventù, in cui si giocava e ci si divertiva veramente con poco, senza alcun bisogno di computer, videogiochi e altre tecnologie certamente utili che, però, se propinate in modo esagerato ai ragazzi sortiscono l'effetto contrario rispetto ai benefici che potrebbero dare loro... Un consiglio a tutti coloro che amano la lettura è cercare il libro 'Robinia blues' e di gustarselo dalla prima all'ultima pagina, magari con il sottofondo musicale di un bel disco di Muddy Waters o Billie Holiday, sul divano di casa, con un bel bicchiere di bourbon in mano e un gattone che fa le fusa sulle proprie ginocchia".
Renzo Del Bergiola
LATELANERA.COM (11 aprile 2005) "Bellissimo e struggente questo romanzo di Valter Binaghi, un'opera che nulla ha da invidiare alla produzione dell'ultimo Lansdale. È una ballata nostalgica, un blues echeggiante nella placida provincia milanese, questo romanzo di formazione del 'quasi esordiente' Valter Binaghi, che nel 1999 aveva già pubblicato 'L'ultimo gioco', scritto a quattro mani con E. Zambon. Inserito nella collana Gialloteca, questo romanzo non è solo un appassionante poliziesco ma anche un viaggio nell'innocenza perduta dell'infanzia, rievocata dal protagonista lungo tutta la vicenda. Il genere giallo passa in secondo piano rispetto alla storia e resta semplicemente un mezzo per raccontare, un motore che dà una potenza maggiore al romanzo. Il protagonista, narrando in prima persona, inserisce alternativamente scene del presente e flashback, ma in maniera così lineare da non annoiare e da non creare confusione. Il tono cambia a seconda dello stato d'animo del narratore, a volte poetico, a volte ironico, e rende il personaggio verosimile e la storia brillante. Il finale riesce a essere plausibile, in quanto il protagonista risolve i propri conflitti ma senza doverne per forza uscire come un uomo perfetto. Un romanzo che ha la grande forza di riuscire a far sorridere e a far riflettere anche in uno stesso paragrafo".
Simona Cremonini
LA REPUBBLICA - PALERMO (aprile 2005) "Valter Binaghi, autore di 'Robinia blues', è uno scrittore da tenere sott’occhio. Tanto genuina ci sembra la sua ispirazione, ipnotico il ritmo della sua scrittura, disincantato il suo rapporto con le cose del mondo. In questo suo romanzo Binaghi mette in scena la provincia crepuscolare, ovattata, con una sapienza disarmante. Al centro della storia c’è un professore di scuola superiore, che ha abbandonato l’insegnamento per cimentarsi, con successo, nella scrittura creativa. Ma da quando si è trasferito da Milano al paesino in cui aveva trascorso la sua infanzia, non riesce più a mettere nero su bianco. A complicargli ulteriormente la vita, l’uccisione di Dino, il suo più amato compagno di infanzia, il cui cadavere viene rinvenuto nel bosco delle robinie, teatro di inenarrabili avventure vissute da bambino dal protagonista della storia. Binaghi, avendo quasi a modello I ragazzi della via Pal di Ferenc Molnàr, costruisce un ottimo noir dalle tramature esistenzialiste, in cui la disillusione di tutta una generazione trova terreno fertile per sfogare idiosincrasie e malesseri".
Salvatore Ferlita
INSIEMEGROANE.IT (marzo 2005) "E’ un giallo ambientato nell’alto milanese, ma anche un romanzo generazionale. Duplici sono le fonti di ispirazione: la constatazione di quanto sia mutato il paesaggio dell’alto milanese negli ultimi 40 anni: da zona agricola a provincia altamente industrializzata, fino al recente processo di de-industrializzazione e la focalizzazione sulla crisi di mezza età di un uomo che vede improvvisamente inaridirsi la creatività professionale ma anche la propria vita affettiva: esperienza questa piuttosto comune, una sorta di demone meridiano che ci interroga nel momento dei primi bilanci, quando i grandi sogni dell’infanzia sembrano un pesante atto d’accusa alla prosaicità della vita corrente. Imbattersi nel cadavere di Dino e lasciare riemergere a poco a poco l’epopea eroica della propria infanzia, di cui Dino era l’indiscusso protagonista, significa per il protagonista del romanzo ritrovare un filo che sembrava spezzato, e insieme scendere nel labirinto dove lo attende la resa dei conti con il proprio passato rimosso. Il fallimento esistenziale dei suoi antichi compagni di giochi e l’esito tragico dell’indagine mostrano il naufragio di un’intera generazione, ma l’indistruttibilità dell’immagine dell’eroe bambino e il suo effetto tonificante sul protagonista rivelano che la guarigione è lì a portata di mano. Il protagonista uscirà da questa vicenda trasformato: nessun cambiamento eclatante, ma un rifiuto della mera sopravvivenza per provare finalmente a vivere".
STILOS (11 febbraio 2005) "Prima o poi tutte le generazioni devono fare i conti con il passato e questo è il momento in cui la vita di ciascuno esce dalla cronaca e si fa memoria storica, immaginario collettivo, testimonianza culturale. La generazione cui appartiene Valter Binaghi (quella dei quarantenni cresciuti in una sonnolenta provincia lombarda, certa negli agi del benessere economico ma con un occhio critico nei confronti dell'occidentalismo fino al punto da frequentare i territori della cosiddetta controcultura: movimenti giovanili, riviste underground, musica etnica) trova in questo romanzo la chance per guardarsi indietro e recuperare le suggestioni esistenziali di un'epoca che il tempo inesorabilmente ha smarrito. Con uno stile che accarezza le corde dell'ironia e che poi s'infiamma d'improvvise accensioni poetiche, Binaghi mette in scena un'epopea fanciullesca dal sapore vichiano, un inno al tempo perduto che ha il suo fulcro in un bosco di robinie, pochi passi fuori Milano, il quale di volta in volta viene rappresentato nelle allegorie del labirinto e dell'eldorado, del deserto di violenza e del luogo dell'incanto. In questo bosco uno scrittore di successo smarrisce le coordinate esistenziali, scoprendo il cadavere del suo migliore amico assassinato in circostanze misteriose; in questo stesso bosco, tuttavia, egli rinviene le proprie ragioni umane, ma solo dopo un viaggio nella memoria che, unendo luoghi e persone, si trasforma anche in una via crucis tra i volti dell'infanzia. Nell'intero arco della vicenda, che di per sé non avrebbe nulla di eccezionale4 se non l'omicidio di un uomo - una sorta di Peter Pan postmoderno, capace di suscitare, anche a distanza di decenni, le emozioni di quando esisteva il 'tempo delle robinie' - si avverte quasi un rimpianto per un'età favolosa, di cui l'io narrante è stato testimone diretto e solo ora, dopo una lunga pausa di lontananza, recupera le coordinate geografiche e memoriali. Attraverso una ben calibrata orchestrazione a ritmo di flashback, le indagini che l'io narrante svolge privatamente per scoprire il colpevole dell'assassinio, diventando una specie di 'recherche' proustiana, ironica e amara. E accade allora che quella medesima generazione maturata nel tramonto definitivo della civiltà precapitalista e per la quale Marco Lodoli trovò la formula icastica di 'generazione senza qualità' nel lontano ' Diario di un millennio che fugge, nelle pagine di questo libro acquisisce la fisionomia di una 'generazione del giorno dopo': quella, insomma, 'arrivata troppo tardi, quando la storia era già passata'"
Giuseppe Lupo
THRILLERMAGAZINE.IT (gennaio 2005) "Valter Binaghi, dopo ‘L'ultimo gioco’ e una serie di libri di genere musicale per Arcana Editrice (‘Pink Floyd’, ‘Lou Reed’, ‘Punk’), giunge con ‘Robinia Blues’ al secondo romanzo. Negli anni Settanta si è occupato di controcultura e movimenti giovanili come redattore della rivista underground ‘Re Nudo’. Sono proprio i 70's il background di questo romanzo, riscoperti da quella che potrebbe essere definita come una ‘indagine nella memoria’. No, non è il solito libro di un nostalgico post-Sessantotto, o almeno, non è solo questo. Infatti ‘Robinia Blues’ corre su due binari: quello della velata (e mai piagnucolosa) nostalgia e quello dell'autocritica e dell'autoironia. Il protagonista è l'autore di una serie di romanzi adolescenziali di successo che si trasferisce, seguito da tutta la sua famiglia, da Milano al piccolo paese di provincia dove ha trascorso la sua infanzia. L'intento è di approfittare della tranquillità del paesino per buttare giù la nuova avventura di Argo, l'adolescente squinternato dei suoi romanzi usa e getta, e per disintossicarsi dal caos metropolitano. Non riuscirà in niente di tutto ciò, dato che la sua vena creativa sembra essersi esaurita e che a rompere la quiete c'è la scoperta del cadavere di Dino, un suo amico d'infanzia, proprio nel tempio nella loro fanciullezza, il bosco delle robinie. Da qui partono le indagini pseudo-poliziesche del protagonista, che altro non sono se non uno scavare, spesso doloroso e malinconico, nella memoria. ‘Robinia Blues’ è un libro sospeso tra pungente ironia (‘Storie di quando il mondo era diviso in due, ognuno col suo dio, prima che le anime se le prendesse il superenalotto’) e momenti in cui sembra sfiorare la poesia (‘Scordare la tua primavera e piantare nuovi alberi, sospendere a quei verdi rami la fatica di trovare un senso all'esistenza: è la forma di salvezza concessa ai più’). Da leggere: è ben strutturato e gode di un ottimo dosaggio della suspense e dei colpi scena, anche se c'è qualche piccolo ma pericoloso calo di tensione, specialmente nel capitolo conclusivo, che chiude un po' forzatamente il romanzo ribadendo concetti precedentemente espressi. E' un romanzo sulla perdita dell'innocenza e sul crollo degli ideali, argomenti che messi assieme potrebbero generare il solito polpettone mieloso sull'autocommiserazione generazionale; l'autore ha il grande merito di riuscire ad evitare questo marasma sentimentale e lacrimogeno. Il nodo cruciale del libro sembra essere in queste righe: ‘[...] le robinie non erano di sicuro il paradiso, ma è l'ultimo posto dove mi sono sentito libero. Dopo sono diventato terra di conquista: una specie di colonia per tutti i missionari dell'ultimo quarto di secolo. Catanga in grigio-verde, buddisti rapati, sciamani psichedelici e critici letterari, ognuno ha piantato la sua brava croce nel mio cranio che sembra un cimitero, e adesso sono qui che giro in tondo senza patria e senza idee’".
Fernando Fazzari
KULTVIRTUALPRESS.IT (30 dicembre 2004) “Uno scrittore di successo ritorna, dopo anni trascorsi a Milano, nella campagna lombarda, al paese dell’infanzia, per ritrovare se stesso e si perde nei meandri della memoria. La sua esistenza viene segnata da un tragico avvenimento: dal ritrovamento, durante una passeggiata nei boschi vicino a casa, del cadavere del suo migliore amico di un tempo, Dino Rovati. Così inizia il giallo e la ricerca interiore del protagonista, che decide di indagare e scoprire la verità sull’omicidio, archiviato dalla polizia come atto di balordi. Un giallo avvincente, un’indagine complessa e intrigante e nello stesso tempo un inno all’infanzia, luogo della speranza, della possibilità, punto di arrivo e punto di partenza. Tra i fantasmi del passato, le avventure di ragazzo, i primi amori, la forte amicizia che legava il gruppo a Dino, capo della banda delle robinie, il protagonista ripercorre la storia dei suoi amici e nel contempo recupera le sue stesse origini. L’infanzia è vista con rimpianto, come un mito di purezza che non ritorna. Il romanzo è caratterizzato da una costante duplicità di piani temporali e dal continuo passaggio dall’uno all’altro, da un altalenare di presente e passato, di vita adulta e mondo perduto di Peter Pan. Nella ossessiva ricerca della verità, il protagonista incontra personaggi del paese, che dal paese non si sono mai spostati. I loro racconti, a frammenti, a sprazzi, si incastrano e si completano, fanno emergere esperienze dure, difficili, esistenze ai margini della legalità, di gente sregolata, naufraghi di provincia, tra droga, alcol, prostituzione; personaggi per i quali gli ideali di libertà di un tempo non hanno retto al confronto con la realtà della vita adulta, vite spezzate dei componenti della banda delle robinie. La vicenda, dal ritmo serrato, si sviluppa negli incontri con gli amici e i conoscenti di Dino. Tasselli si aggiungono a tasselli apparentemente sconnessi ai quali il protagonista deve trovare un ordine, una logica. E la figura, il mito di Dino emerge, prende forma, da varie angolazioni, nei racconti delle persone che lo hanno conosciuto e frequentato. L’indagine apre il giallo a molteplici piste, tutte plausibili (balordi, albanesi, zingari, donne, amanti) e prospetta vari moventi (denaro, gelosia, ritorsioni, vendetta). E procedendo nella lettura si partecipa dell’ossessione del protagonista di scoprire la verità. Per il protagonista, ormai impotente di fronte alla morte e al naufragio dei propri sogni, la verità diviene infatti fondamentale, superiore a qualunque razionale comportamento. ‘Il profumo dei ricordi della vita di Dino’ è balsamo e veleno al tempo stesso, un imperativo al quale non può sottrarsi se vuole sperare di superare fantasmi infantili ed essere in grado finalmente di ricominciare, recuperando il tempo perduto. Contro ogni logica, l’istinto e l’irrazionalità spingono il protagonista a seguire percorsi pericolosi, minando gli equilibri familiari, rischiando di compromettere la già fragile stabilità coniugale, per arrivare alle radici del suo essere, al suo passato, nel quale è possibile trovare la linfa vitale indispensabile in un presente che non soddisfa. La ricerca del colpevole è in qualche modo un pretesto per la ricerca di una verità più profonda, interiore, di una dimensione ancestrale rappresentata dal personaggio di Dino. Nella rapida successione degli avvenimenti, il mosaico pian piano prende forma, pezzo a pezzo ‘si ricompone a ogni incontro e a ogni incontro si sparpaglia nuovamente’ allontanando apparentemente dalla verità, finché il mistero si avvia allo scioglimento, in cambi di scena continui che regalano personaggi e dialoghi bellissimi. E rimessi a posto i pezzi del puzzle, i frammenti di una vita, meglio di molte vite, il protagonista può andare avanti e ricominciare, ancora una volta dal bosco delle robinie. È la fine dell’estate, dei sogni, dell’infanzia che diventa patrimonio personale e duraturo solo se si è in grado di superarla; solo così può dare valore al presente e riscattarlo dalla meschinità e dal senso di sconfitta ai quali lo abbiamo condannato. Un romanzo ricco di emozioni e sentimenti genuini, di stati d’animo ed esperienze cupe vissute e espresse con dignità. Un romanzo straordinario dal ritmo intenso, di grande forza espressiva. Un giallo che colpisce il lettore e lo tiene col fiato sospeso fino alla fine, in una successione di ipotesi e congetture e vie da seguire insieme al protagonista, del quale si condividono sia la ricerca sia i ricordi, che ritornano lenti e ripetuti come un riff di un pezzo blues, in ondate lunghe, calde, coinvolgenti, a intervallare la narrazione veloce dell’indagine presente. E come in un blues, il fluire degli avvenimenti tragici e cupi, è suadente e amaro e malinconico, fino ad arrivare a una sorta di catarsi finale che stempera la tensione. E del blues, suggerito dal titolo, il romanzo conserva anche le suggestioni e le tematiche: l’abbandono, la malinconia, la sensualità nelle figure femminili, la rabbia, la sregolatezza, la vita, la morte, l’amore di una banda di ragazzi che avrebbero voluto rimanere fermi ‘all’orlo del tempo’”.
Stefania Gentile
LA SICILIA (15 dicembre 2004) "C’è un Peter Pan che non vuole crescere in ognuno di noi. Un Peter Pan che, con l’età, vola via. Addio sogni di fanciullo. E’ la vita! Lo stesso avviene all’autore di una fortunata serie di romanzi che hanno per protagonista Argo, un adolescente dei giorni nostri col suo slang sgangherato. Appena il successo gli arride, lascia la caotica e nebbiosa Milano e si trasferisce con la famiglia in provincia, dove era nato e cresciuto. Ritrovando i ricordi e l’aria di casa, la sua vena creativa si blocca: non riesce più a scrivere roba fittizia. Si rilassa passeggiando tra i maestosi boschi di robinie dove da ragazzino giocava con la sua banda. Il capo era Dino, 'un papavero nel campo di grano. Ma è proprio Dino che lo scrittore trova riverso tra le robinie. Due i coltelli che lo hanno ucciso. I carabinieri pensano a una rapina. Extracomunitari. Lo scrittore non ci crede, nel loro vecchio nascondiglio trova uno strano braccialetto. Dino era il suo idolo, deve scoprire la verità. Attraverso gli altri amici di un tempo, ognuno devastato a modo suo dal passaggio dalla fanciullezza alla vita adulta, ne ricostruisce l’infelice esistenza e ritrova anche Regina, la donna di Dino che da ragazzina li faceva impazzire. E con lei tanti altri, fantasmi della memoria che ritornano. O solo ricordi felici? Scopre che Dino voleva andarsene in Sudamerica. Era ancora Peter Pan o aveva perduto la sua purezza? Romanzo struggente dove la trama gialla funge da pretesto per raccontare ciò che era e non è più".
Roberto Mistretta
LOMBARDIA OGGI (28 novembre 2004) "Binaghi è un narratore di grande talento, alla sua seconda prova come romanziere. Il giallo è ambientato nella nostra terra, la brughiera dell'alto Ticino. Protagonista è uno scrittore 'ingrippato' in un romanzo che non riesce a finire: si è da poco trasferito con la famiglia da Milano al paese in cui aveva vissuto la sua infanzia alla fine degli anni sessanta. Un'infanzia libera e felice, esaltata dalle epopee guerresche delle bande di ragazzi negli sterminati boschi di robinia, cui egli ha sempre guardato come a un mito memoriale da custodire gelosamente. Stridente il contrasto col paesaggio che gli appare adesso: disboscato, sedotto e abbandonato dall'industria, poi convertito al residenziale. Un 'onesto dormitorio'. Una mattina di settembre, durante una passeggiata nei boschi in compagnia del suo cane, lo scrittore s'imbatte nel cadavere di un uomo. Con orrore scopre che si tratta di Dino Rovati, capo indiscusso della 'banda delle robinie', il ragazzo che tutti loro amavano, l'amico e l'eroe. I carabinieri attribuiscono il delitto a vagabondi, ma il protagonista non è convinto e decide di indagare. Rintraccia i vecchi compagni di giochi, Nando, Mario e soprattutto Regina, l'unica ragazza della banda, ai tempi fidanzatina di Dino. Dagli incontri emerge la figura di un Dino indecifrabile, sempre più isolato, che era sembrato spegnersi lentamente, fino a quell'idea balzana di raccogliere duecento milioni e andare in Costarica. La vicenda procede a ritmo serrato, sino a che una serie di incontri e di inquietanti confessioni a poco a poco faranno emergere dall'ombra più fitta il volto inatteso dell'omicida. 'Robinia Blues' ha un retrogusto, come certi vini. Divorato il giallo dell'omicidio tra le robinie, che pure è intrigante, resta qualcosa che è più profondo della paura e semplice emozione narrativa, e cioè proprio il blues, il lamento per ciò che non torna. Quelle pagine vivaci e malinconiche che l'autore ha dedicato al mito dell'adolescenza, la stagione tenera e crudele che ci ha svegliato al mondo. Pagine che testimoniano la sensibilità artistica dell'autore".
Franco Maccagnini
LA PREALPINA (9 novembre 2004) "Si apre stasera la rassegna 'Itagliani - Tre libri tre storie' promossa dall'assessorato alla Cultura... a Busto Garolfo. In scena c'è 'Robinia Blues' (Dario Flaccovio Editore) di Valter Binaghi che sarà accompagnato per l'occasione dalla sua band, i "Doctor Blue and The Healers". L'ultima fatica di Binaghi è un giallo. Durante la serata saranno proposti brani del libro insieme ad alcuni pezzi musicali eseguiti dalla sua band".
SCHELETRI.COM (novembre 2004) “Dopo anni passati a Milano, uno scrittore di successo torna con la propria famiglia nella vecchia casa d'infanzia, immersa nella campagna. Qui torna a ricordare con malinconico rimpianto agli splendidi anni della giovane età, agli amici persi e alle mille avventure trascorse nel bosco delle robinie. Ma una mattina, durante una passeggiata nella campagna, trova il cadavere di uomo assassinato, costui è Dino, il suo migliore amico. Lo scrittore, non convinto della tesi dei carabinieri, indaga personalmente in questa torbida faccenda. ‘Robinia blues’ non è solo uno splendido giallo che cattura fin dalla prima pagina, è anche un malinconico viaggio nell'innocenza perduta, un romanzo scritto con l'anima da Valter Binaghi, autore che riesce a conciliare poesia e tensione a momenti di esilarante divertimento. Un gran libro! Voto: 9”.
IL GIORNO DI LEGNANO (21 settembre 2004) "E' sbarcato in libreria l'ultimo romanzo di Valter Binaghi, 'Robinia Blues'. Narra della storia di un ex sindacalista dell'Ansaldo, Dino Rovati, che viene trovato morto in un campo in pieno parco del Roccolo. I riferimenti all'interno del romanzo alla zona compresa fra Legnano e il Ticino sono molteplici, così come quelli legati al passato di questa fetta di territorio così bistrattata da costruzioni e dindustrializzazione dilagante. Concepito nel 1998, 'Robinia Blues' è stato scritto e riveduto in appena sei mesi. Un romanzo blues, come ha tenuto a sottolineare l'autore, che avrà certamente fortuna visto l'intreccio avvincente, degno di un giallo americano". Christian Sormani