ROSALIO.IT (7 settembre 2007) "Tre romanzi editi da Dario Flaccovio Editore verranno pubblicati all’estero. Sono 'Di nome faceva Michele' di Gery Palazzotto (Spagna e America Latina, Roca Editorial)"
LA REPUBBLICA - PALERMO (6 febbraio 2007) "Gery Palazzotto sarà a Barcellona per presentare la versione spagnola di 'Di nome faceva Michele', il suo fortunato romanzo d'esordio edito dalla Gialloteca di Dario Flaccovio. Il libro che in Spagna viene pubblicato col titolo 'Un muerto y medio' è edito da Roca Editorial".
IL GIORNALE DI SICILIA (6 febbraio 2007) "Gery Palazzotto sarà a Barcellona per presentare la versione spagnola di 'Di nome faceva Michele', il suo fortunato romanzo d'esordio edito dalla Gialloteca di Dario Flaccovio. Il libro che in Spagna viene pubblicato col titolo 'Un muerto y medio' è edito da Roca Editorial".
THRILLERMAGAZINE.IT (7 febbraio 2007) "Gery Palazzotto sarà a Barcellona per presentare la versione spagnola di 'Di nome faceva Michele', il romanzo d’esordio uscito su Gialloteca di Dario Flaccovio Editore
Nel titolo, però, non comparirà nessun Miguel catalano in luogo di un Michele siculo: il romanzo si intitolerà 'Un muerto y medio' e verrà pubblicato da Roca Editorial".
Fernando Fazzari
IL GIORNALE DI SICILIA (14 luglio 2006) "'Un braccio di ferro tra chi scrive e che legge, ma sempre nel rispetto del patto di verosimiglianza'. Non ha dubbi Gery Palazzotto, il suo 'Di nome faceva Michele' è un 'rompicapo', certo, ma anche un giallo (classico) 'onesto' perché tutti gli indizi sono in possesso del lettore. Che dovrà seguire, come in un puzzle, un complesso gioco a incastri dove le strade percorse dai personaggi, solo a un certo punto, convergeranno... Il titolo? Non si può spiegare. Di Michele si saprà qualcosa 'nell'ultima riga dell'ultima pagina del libro' assicura l'autore, giornalista vicecaporedattore del Giornale di Sicilia. Di certo c'è che a condurre le indagini sarà Giovanni Porzio: commissario sui generis, 'un solista dell'investigazione - sottolinea Palazzotto - un antieroe: un protagonista involontario che risolve i casi un po' per sbaglio, fidandosi della propria presunzione. Tanto da definire la sua una visione 'porziocentrica'. Insomma non proprio un modello di investigazione da seguire'. E che però tornerà nel secondo libro di Palazzotto, 'Giù dalla rupe', fresco di stampa ed edito sempre dalla Dario Flaccovio. Al centro del romanzo 'un morto e mezzo' (cioè un giostraio trovato senza vita e un parroco, agonizzante, accanto al cadavere) e diverse vicende umane nelle quali le donne giocano ruoli fondamentali. 'Rappresentano un ventaglio completo di esperienze - spiega l'autore - una, Martina, è protagonista: è un'aspirante attrice che da sette mesi non esce di casa e spia il quartiere dai telegiornali di una sgangherata tv privata. Lei darà una personale chiave di lettura al caso'. Poi, Palermo. Lo sfondo del giallo è la città 'con i propri modi di sentire e la propria cultura - aggiunge Palazzotto - ma a me piace architettare collocazioni immaginarie che affondino i piedi nella geografia reale. Per questo come teatro dell'azione ho voluto un quartiere frutto della mia fantasia: il rione dell'Annunziata".
Vicky Sorci
IL GIORNALE DELLA LIBRERIA (maggio 2006) "Sono stati acquistati da Roca Editorial per la Spagna e per i Paesi di lingua spagnola dell'America Latina i diritti di traduzione del romanzo 'Di nome faceva Michele' di Gery Palazzotto, pubblicato nel 2004 da Dario Flaccovio Editore. Il giornalista palermitano andrà così ad accrescere il numero degli autori (giallisti) siciliani amati all'estero per la loro capacità di descrivere nel contesto tipico della Sicilia storie che trascendono i confini tipici della terra d'origine, in una sorta di 'regionalizzazione universale'".
GAZZETTA DEL SUD (20 gennaio 2006) "Vale la pena di segnalare autori quali Gery Palazzotto, giallista caustico".
PANORAMA (30 giugno 2005) "Andrea Camilleri... Il noir siculo va cercato altrove, nelle pagine di autori trentenni o poco più: nella Palermo paranoica di Gery Palazzotto (cronista)".
Giorgio Ieranò
SENSORIUM.IT (maggio 2005) "Primo romanzo di Palazzotto, pubblicato nel maggio dello scorso anno, 'Di nome faceva Michele' è un giallo dalla struttura apparentemente semplice, con pochi personaggi sulla scena, con un delitto a prima vista di secondaria importanza, che si rivela in realtà complesso e intricato.Ambientato in una Palermo di periferia dolente e anonima, che proprio per il suo particolare modo di essere 'ai margini' cattura l’attenzione del lettore, il romanzo è tutto incentrato sull’analisi della scena del delitto. Nel parco di Santa Maria, nel quartiere dell’Annunziata, viene trovato dietro una chiesa un cadavere. Gli giace accanto un prete, agonizzante, che ha invano cercato di fermare l’assassino, e per questo è stato massacrato. Dell’indagine si occupa il commissario Giovanni Porzio, affiancato dagli agenti Faraci e Chimenti e dal medico legale Mazzo. Si inseriscono nella vicenda due donne, Susanna Maggi, segretaria e amante di un ingegnere misteriosamente scomparso che cercherà inutilmente di ritrovare, e Martina Ferreri, aspirante scrittrice ed ex-fidanzata di Giulio Chimenti, chiusa in casa da sette mesi dopo aver troncato la sua relazione con il poliziotto, che vive in totale isolamento tentando di scrivere il suo romanzo che ricalca il misterioso delitto e ne segue la storia, spiando nel frattempo attraverso la televisione la vita del quartiere. L’assassinio di un piccolo spacciatore locale, che all’occasione vende anche se stesso, e il pestaggio del prete, nascondono una vicenda drammatica e dolorosa, che attraverso una serie di colpi di scena in perfetto stile giallo e con una logica stringente e dai meccanismi molto interessanti, verrà alla fine a galla. La scena e i fatti si scompongono e si ricompongono più volte, e ad ogni passaggio nuovi elementi vengono alla luce, certezze all’apparenza solide si sgretolano, il morto non è più uno soltanto, personaggi del tutto insospettabili si ritrovano coinvolti nella storia di un omicidio dallo sfondo desolato in una realtà cruda e devastata. Dei vari personaggi, tratteggiati per la verità in maniera un po’ superficiale e senza caratterizzazioni di rilievo, quello che è reso meglio e più incisivamente è Martina Ferreri, la giovane scrittrice che vive rinchiusa nella sua casa, con il dolore della perdita dei genitori e il tradimento dell’uomo che ama sulle spalle, ma che affronta con grande forza d’animo e istintiva simpatia la vita. Martina attrae da subito il lettore, con la sua femminilità semplice, viva, non costruita, con la grande intelligenza e grazia che ne fanno un personaggio fuori dal coro, che dà luce e colore a una vicenda dai risvolti tragici quanto inattesi. A una trama sostanzialmente unitaria, all’interno di una struttura ben definita e dai contorni netti e precisi, fa da contraltare uno stile variegato, ricco di soluzioni originali e piacevoli. La lingua di Palazzotto è attualissima, non scade mai nella banalità, descrive situazioni e personaggi con rapidità e leggerezza, spazia dai toni ironici a quelli drammatici senza risultare greve, neppure una volta. 'Di nome faceva Michele' è un giallo particolare, analitico e dal ritmo incalzante, che avvince da subito e si rinnova quasi a ogni pagina, e proprio in questa costante originalità che lo percorre sta, credo, il suo punto di forza, sullo sfondo di una città violata, privata dei suoi colori da un’umanità allucinata".
Roberto Di Fede
LA SICILIA (10 dicembre 2004) "E’ la solitudine dell’uomo a dominare in questo avvincente quanto amaro noir metropolitano dove l’afosa città di Palermo rimane sullo sfondo di un quartiere immaginario, l’Annunziata, e l’autore, che pure la conosce bene, evita atmosfere tipicamente siciliane, a riprova che ben altro è il suo obiettivo. 'Lo hanno trovato nella sua baracca all’Annunziata. Il corpo era ormai decomposto. Era solo e di nome faceva Michele'. Sono queste le ultime frasi del libro. Michele è un personaggio del tutto ininfluente nel dipanarsi della trama, ma è con lui che Palazzotto chiude il cerchio dei tanti lupi solitari del suo secco noir, a partire dal commissario Giovanni Porzio e dei suoi aiutanti: Anselmo Faraci e Giulio Cimenti. Ognuno è solo a modo proprio, come la segretaria Susanna Maggi o la giornalista Martina Ferreri, segregata in casa. Ed è paradigmatica la figura di padre Mario: l’unico che ha trovato la giusta via per comunicare con gli altri è coinvolto in un duplice omicidio. Hanno ucciso un uomo dietro la sua chiesa il sacerdote è gravemente ferito. Ma c’è anche il sangue di un terzo uomo e si scopre che la vittima, spacciatore, aveva avuto un rapporto omosessuale. E padre Mario è un pezzo d’uomo valdostano. Tecnica secca, linguaggio essenziale, trama scorrevole, amare riflessioni sono i punti di forza di questo eccellente noir". Roberto Mistretta
IL FALCONE MALTESE (ottobre-dicembre 2004) "E' molto interessante l'iniziativa dell'editore siciliano Dario Flaccovio. Già affermato nel campo delle pubblicazioni tecniche, ha deciso di sfidare il mercato e cercare di ritagliarsi uno spazio nel panorama editoriale narrativo con una collana, la Gialloteca. Autori non notissimi (non tutti, almeno), fra i quali qualche esordiente, ma interessanti, seguiti con grande cura e attenzione dall'editor Raffaella Catalano: il risultato ci sembra buono. Segnaliamo 'Di nome faceva Michele' di Gery Palzzotto. Poco più che quarantenne, vice caporedattore del Giornale di Sicilia, Palazzotto esordisce con un giallo che cattura e scorre via velocissimo. L'ambientazione è palermitana - perché è ancora buona norma scrivere di ciò che si conosce bene, e si vede che l'autore conosce la città, anzi la vive, la respira, la descrive in quei giorni di interminabile calura, quando si cerca refrigerio aprendo il frigo... Come fa Martina, scrittrice fisicamente isolata dal mondo, che si tiene aggiornata su ciò che accade attraverso internet, la tv e un misterioso informatore telefonico. E così accade per un omicidio, anzi un omicidio e mezzo: il morto è un giostraio, un piccolo spacciatore dall'esistenza ambigua, il mezzo morto è uno stimato prete che ha assistito, immemore, all'omicidio e ora è ridotto in fin di vita. C'è un altro testimone, ma è come non averlo: Piero, un minorato psichico, totalmente inattendibile. Da queste premesse si muovono le indagini del commissario Porzio e degli agenti Faraci e Chimenti, assistiti dal medico legale Peppino Mazzo, che seziona cadaveri ascoltando a tutto volume musica heavy metal. Sullo sfondo, la lotta all'abusivismo edilizio, con il comitato di quartiere contro l'impresa edile dell'ingegner Magazzù. Vicende umane, politiche e criminali si intrecciano con colpi di scena, fino all'imprevedibile finale. Un giallo classico, scritto in modo leggero, che diverte e appassiona. E quando si sciolgono tutti i nodi, è un amaro trionfo della giustizia".
Alessandra Buccheri
VERA MAGAZINE (dicembre 2004) "Palermo. Tutto inizia con un morto dietro una chiesa e un prete ferito...".
SHOPPING MILANO (agosto-ottobre 2004) "C'è tutta la sua Palermo nel romanzo giallo d'esordio di Gery Palazzotto, giornalista, vicecaporedattore del Giornale di Sicilia. C'è l'agosto rovente in cui si muovono i personaggi/interpreti ben- caratterizzati di una storia quasi surreale intrisa di suspense, ironia, audace ingegno, lontano dall'ovvietà. Il tutto in un linguaggio accattivante che intriga e diverte".
Sofia Catalano
CORRIERE DELLA SERA (5 settembre 2004) "Il morto è un giostraio che spaccia droga pesante e smercia sesso particolare. Accanto a lui, steso in una pozza di sangue ma vivo per miracolo, c'è il parroco stimatissimo del rione. Al giostraio hanno spezzato l'osso del collo prima di squartarlo con un coltello. Al prete, possibile testimone del delitto, hanno disfatto la faccia a furia di sbatterla contro una panchina di granito. La scena del delitto è dietro la chiesa, immersa in un parco della città minacciato da una spregiudicata operazione di abusivismo edilizio. Ce n'è d'avanzo per sconvolgere il tran-tran di un piccolo commissariato palermitano al quartiere dell'Annunziata, comandato da Giovanni Porzio, uomo d'ordine un po' scombinato e perennemente sul punto di perdere le staffe. Fa un caldo cane, a Palermo, ma quell'agosto sarà ancor più rovente per il poliziotto e per i suoi due agenti Faraci e Chimenti, chiamati a sbrogliare una matassa nella quale si incontrano altri bizzarri e umanissimi personaggi: il medico legale diventato sordo ascoltando heavy metal a tutto volume, la scrittrice in erba che si reclude in casa in cerca di ispirazione, la segretaria-amante di un ingegnere misteriosamente scomparso. L'intreccio giallo è un rebus letterario che Gery Palazzotto, alla sua opera prima, risolve brillantemente, disseminando l'estate palermitana di umori, colori, e colpi di scena. La scrittura agile, a tratti funambolica, è un buon invito alla lettura. La new entry fra gli investigatori nostrani, il commissario Porzio, regge con vigore la scena: egocentrico e impaziente, non finge di essere il cugino povero di Montalbano. E, grazie a Dio, ci riesce benissimo" (Claudio Colombo)
PANORAMA (settembre 2004 - n. 38) "Siamo in Sicilia, ma il commissario Porzio assomiglia poco al suo collega Montalbano. E' uno sbirro irascibile, che quando s'arrabbia piglia una sedia e la scaglia a un centimetro dal naso dell'agente Faraci. E anche la Sicilia di questo romanzo d'esordio è diversa da quella di Camilleri. Palazzotto raduna una serie di personaggi tutti un poco devianti: il medico legale fanatico di heavy metal, l'aspirante scrittrice che non esce di casa. E dà vita al ritratto di una Palermo livida e feroce".
Giorgio Ieranò
BABYLON/FORUMFREE.NET (settembre 2004) “Non mi capita spesso di leggere racconti scritti da autori italiani. In genere, degli stessi è più facile che scelga dei saggi e quindi, quando ho avuto tra le mani questo romanzo giallo scritto da Gery Palazzotto, vicecaporedattore del ‘Giornale di Sicilia’, ho pensato che potesse trattarsi dell’ennesimo giornalista prestato alla narrativa che avrebbe farcito il libro di paroloni e ‘frasi importanti’, cosa questa in cui spesso mi è capitato di incappare… Contrariamente alle aspettative, questo giallo mi ha catturato fin dalle prime pagine. Merito di una scrittura accattivante e per niente pesante, nonché di un crescendo di situazioni investigative che tengono il lettore col fiato sospeso. I personaggi del romanzo diventano da subito ‘come di famiglia’. Dal commissario Porzio, ai suoi assistenti, e poi ci sono quelli insoliti come il dottor Mazzo, medico legale a ritmo di H. M… Affascinanti anche le due donne che si incontrano nel romanzo, l’aspirante scrittrice Martina Ferreri e la segretaria Susanna Maggi. A far da sfondo alla storia, una Palermo di oggi, estiva e calda come non mai. Lontana dalla solita etichetta legata al potere mafioso. Raccontata da una persona che vi abita e che quindi, conosce veramente la stessa. Non a caso evita i soliti luoghi comuni. Credo sia insolito trovare un autore che al primo suo libro, riesca a scrivere in maniera tanto gradevole… Palazzotto, mi pare ci sia riuscito. Parte del merito va a chi ha avuto il coraggio di puntare su di lui, come l’editor Raffaella Catalano. Fatto sta che sembra un autore maturo e si spera possa proseguire nella carriera di scrittore perché davvero, è meritevole di attenzione. Il romanzo è in grado di soddisfare anche un pubblico abituato al giallo. Anche quello più raffinato. Al tempo stesso, è ben dosato nelle situazioni e penso possa conquistare un ampio consenso da parte dei lettori, grazie alla qualità, che non viene mai a scadere. La storia e le tematiche sono serie, vi è tuttavia, spazio per qualche battuta atta a stemperare il clima di tensione. Tutti i personaggi appaiono ben definiti ed i dialoghi scorrevoli. Il libro non è lunghissimo e si può leggere tutto d’un fiato ma, ho preferito assaporarlo poco a poco, come in genere, si fa con quei libri che si vorrebbe non finissero mai. Il finale della storia non è dato per scontato e ci saranno delle sorprese non da poco per il lettore. In conclusione. Un romanzo gradevole da leggere, dai ritmi ben cadenzati ed un autore interessante, da tenere sott’occhio, che ci potrà donare ancora, si spera, tante belle sensazioni con le sue storie a sfondo giallo”.
Andrea Turetta
PICKWICK.IT (agosto 2004) “Ha il requisito principale del buon romanzo poliziesco, ‘Di nome faceva Michele’, il primo libro di Gery Palazzotto, vicecaporedattore del ‘Giornale di Sicilia’, e cioè una trama con enigma nell’indagine su un assassinio. In più alcune novità che lo differenziano dai tanti romanzi di genere: la tradizionale coppia di investigatori qui è sostituita da un terzetto, il commissario Giovanni Porzio e due agenti di polizia, Chimenti e Faraci, e inoltre ci sono altri due testi dentro il romanzo che leggiamo, un altro romanzo scritto dalla giovane Martina e un dramma teatrale portato in scena da attori amatoriali, entrambi significativi per lo svolgimento della trama. Che inizia subito con il ritrovamento del cadavere di un uomo, un trafficante di droga, in un parco di Palermo. Vicino a lui, con il viso massacrato, più morto che vivo, il parroco don Mario, della chiesa vicino. Ritorniamo ai personaggi, l’altro punto forte del romanzo, perché costruiti con delicata simmetria. Due gli agenti, uno maniacalmente corretto nell’evitare qualunque infrazione, l’altro con ombre di tristezza nel suo passato; due le donne, la Martina che scrive il romanzo e che vive reclusa in casa da sette mesi dopo un litigio amoroso (ma l’uomo in questione è sempre presente anche se solo alla fine ne scopriremo l’identità), e l’appassionata segretaria dell’ingegnere morto di cui era l’amante (ma si è veramente suicidata?); uno è il commissario Porzio, simpaticissima figura, paragonato a una zuppa di pasta e fagioli che occorre lasciar raffreddare per poterla gustare, ma uno è pure il medico legale Mazzo che gli fa da controcanto perché è su di loro due che si poggia l’indagine. Brillanti e vivaci i dialoghi, pur se con qualche forzatura ogni tanto, battute ironiche e giocose che alleviano l’atmosfera, interessante il cambiamento di registro dell’altro romanzo che segue la scia del delitto dentro questo romanzo piacevole e dal ritmo veloce”.
Maria Emilia Piccone
TROVAPALERMO.IT (agosto 2004) "Altro buon libro all'attivo per la collana Gialloteca dell'editore Dario Flaccovio che porta la firma del giornalista Gery Palazzotto, vicecaporedattore del Giornale di Sicilia, alle prese con la stesura del suo primo romanzo. Anche se Palazzotto si cimenta in un genere non di facile scrittura, il noir appunto, genere in cui è d'obbligo mantenere sempre alta la tensione narrativa e che si avvale delle firme di grandi scrittori siciliani, da Sciascia a Piazzese e non ultimo Camilleri, il risultato è comunque una storia dal ritmo e dallo stile avvincenti. Si tratta di un giallo classico, a piste, con due morti e un finale a sorpresa in cui non viene affatto trascurata, cosa insolita per un giallo, la cura per la descrizione dell'ambiente: un quartiere, quello dell'Annunziata, in una Palermo che in realtà non esiste ma della quale riconosciamo l'odiata/amata calura estiva di un torrido agosto e l'immancabile caos metropolitano. Altrettanto attenta è in Di nome faceva Michele la descrizione dei personaggi che, tratteggiati a tutto tondo con stile raffinato, si imprimono immediatamente nella mente del lettore. Due universi distinti quelli di Gery Palazzotto, con due diverse funzioni narrative: quello femminile di Martina e Susanna, e quello maschile, più variegato, del Commissario Porzio con gli agenti Faraci e Chimenti. Agli uomini sembra essere stato affidato il compito di agire, più che di pensare, mentre le donne, specialmente Martina che si è costretta da mesi a volontaria reclusione tra le confortanti mura domestiche, preferiscono agire nella sfera della riflessione e dell'analisi. Semplice la trama: una chiesa, accanto ad essa un cadavere e il parroco che ha cercato invano di salvargli la vita, un parco e due donne che muoveranno anch'esse le loro pedine. Scattano le indagini per far luce su un mistero che diviene sempre più fitto. Tutte le piste sembrano portare a quella chiesa, ma… attenti ai depistaggi".
Deborah Pirrera
GDS.IT (agosto 2004) "Il commissariato di polizia del quartiere dell’Annunziata, a Palermo, è un piccolo avamposto di legalità in una zona afflitta da molti mali. L’isola-quartiere nell’isola-città: il microcosmo in cui si muovono – credibilmente – i personaggi che animano il primo romanzo di Gery Palazzotto. La materia narrativa è fornita dal delitto di un giostraio omosessuale, orrendamente martoriato, e di un prete ridotto in fin di vita perché ha tentato di fermare la mano dell’assassino. Sullo sfondo una Palermo che brucia sotto il sole d’agosto con inquietante neghittosità. L’indagine la conduce Giovanni Porzio, il commissario. Uno che è abituato a sbrogliare le sue inchieste in solitudine e fornito di un carattere fra il permaloso e l’irascibile. Ma questa volta non ce la fa, il meccanismo del ragionamento investigativo si blocca passo dopo passo. I pezzi dell’inchiesta hanno bisogno, per essere allineati verso la soluzione, anche di Giulio Chimenti e Anselmo Faraci, poliziotti alle dipendenze di Porzio, e di Giuseppe Mazzo, un curioso medico legale appassionato di rock heavy metal. Uno che durante le autopsie ama sentirsi spaccare i timpani da chitarre in distorsione e dal ritmo delle percussioni. Un noir con un esatto meccanismo 'giallo'; un racconto che calibra bene il mistero di un delitto apparentemente inspiegabile con il sentimento – a volte disperato, spesso ironico, mai banale - che anima i protagonisti. Il tutto condito con una scrittura modernissima, tesa e che spesso costeggia la garbata ironia. Nel romanzo ci sono due donne che fanno i conti con la loro vita, i loro amori, le loro delusioni, le loro paure, e che sono perfettamente funzionali alla vicenda. Determinante Martina Ferreri, scrittrice in fasce, che ha uno strano e sensuale rapporto col suo frigorifero: da sette mesi non esce di casa, se ne sta col computer acceso in attesa dell’ispirazione e tiene la tv perennemente sintonizzata sulla tv del quartiere che, naturalmente, inonda i suoi notiziari con le notizie sull’omicidio che ha sconvolto il quartiere. La storia si complica quando sparisce dalla circolazione un imprenditore. E’ a quel punto che la trama si infittisce e l’inchiesta procede fra insondabili depistaggi e piccoli e determinanti dettagli. Sino a un finale che, vertiginosamente, porta a scenari che si capovolgono rigo dopo rigo. Sino a una soluzione per niente scontata. Leggere per credere".
Giancarlo Macaluso
LA REPUBBLICA - PALERMO (6 luglio 2004) "C'è Martina Ferreri che ha smesso di uscire di casa. E allora scrive, filtra, interpreta. C'è padre Mario, prete di frontiera che una notte, al fittizio borgo dell'Annunziata, Palermo, incontra l'inferno in terra tra cemento ribollente, sangue, corti circuiti mentali che lo rendono ora testimone incolpevole, ora qualcosa di peggio. Ci sono Porzio, Faraci e Chimenti, poliziotti in un commissariato fin troppo stretto per il caldo che fa. E quel "morto e mezzo" dietro la chiesa, che si avvia a germinare altri cadaveri, altri filoni d'indagine, a ritmo esponenziale. C'è, soprattutto, un bel libro giallo, titolo: 'Di nome faceva Michele', che segna l'esordio del giornalista Gery Palazzotto nella narrativa di qualità. Un intreccio a enigma che guarda con rigore ai classici del genere senza perdere di vista il 'qui e adesso', oscillando tra flusso di coscienza e inabissamenti nell'humour nero, compreso un medico legale che si assorda a colpi di 'Black Sabbath' in un mondo di corpi freddi che non gli chiederanno mai di abbassare il volume".
Giacomo Cacciatore
CENTONOVE (luglio 2004) “Uno spacciatore squartato, un prete selvaggiamente picchiato, il commissario solista e due donne. Nello scacchiere dell'assolata Palermo un omicidio e tante verità”.
CLASS (luglio 2004) “Gery Palazzotto, 41 anni, giornalista ai vertici del Giornale di Sicilia, coltiva il sogno di ‘fare lo scrittore a tempo pieno, l’istruttore di sub a Ustica e il maestro di free-climbing a Palermo’. Qualcosa più che un’ambizione. I brevetti sportivi ce li ha e il suo giallo d’esordio, Di nome faceva Michele (Dario Flaccovio), gode di lusinghiere recensioni (nella prefazione del libro, Raul Montanari definisce la prosa ‘ricca di invenzioni dalla prima all’ultima riga’)”.
SENSORIUM.IT (30 giugno 2004) "Scrivere un 'giallo' nasconde spesso e volentieri numerose insidie. Prima tra tutte, quella dell'esercizio di stile, laddove la tensione narrativa si stempera in un asettico rosario di emozioni riciclate. Gery Palazzotto é al suo primo romanzo, ma non lo fa notare. Il pregio della sua opera sta in un ritmo avvolgente, teso e mai domo. Gli spaccati palermitani che albergano l'assassinio del 'dealer' Pitone risultano vividi e sapientemente caratterizzati, al pari dei personaggi. Non é difficile dare un volto al torrenziale commissario Porzio, oppure ai suoi agenti Faraci e Chimenti, tanto imbranati quanto umanamente credibili, o ancora al medico legale Mazzo, grande appassionato di heavy metal, e questo é uno degli 'atout' essenziali della scrittura di Palazzotto: la trama sa coinvolgere immediatamente il lettore, evitando a priori ogni caduta di tono o di interesse. La ricerca della soluzione del mistero coincide nel testo con l'intima indagine inconscia dei protagonisti. In questo contesto, la disillusa scrittrice Martina Ferreri è un'icona tratteggiata con grande sapienza. Nell'afoso incastro dell'indagine, che traballa spesso e volentieri sull'orlo di una crisi di nervi, affiorano sorprese e sortite inattese, tali da rendere avvincente il susseguirsi degli eventi, sino all'inatteso epilogo. Palazzotto sciorina sapientemente la sua abilità linguistica, brillando nella scelta di una narrazione che sa rendersi pragmatica ma anche pronta ad improvvisi scatti di pura creatività. Un romanzo godibile, fresco come una bibita ghiacciata, in grado di soddisfare dalla prima all'ultima riga".
LA PROVINCIA PAVESE (30 giugno 2004) "Per il suo esordio letterario il giornalista palermitano Gery Palazzotto ha scelto un genere, il giallo poliziesco, in cui si sono cimentati numerosi scrittori siciliani: da un maestro del genere come Leonardo Sciascia ai suoi epigoni Andrea Camilleri e Santo Piazzese. Nel suo libro, Palazzotto adopera però uno stile del tutto personale, sbozzando con la stessa maestria di uno scultore personaggi a tutto tondo. Come il commissario Giovanni Porzio, un solista dell'investigazione, o gli unici poliziotti di cui si fida, Anselmo Faraci e Giulio Chimenti, o ancora un medico legale appassionato di hard rock. Tutto ruota, naturalmente, attorno a un omicidio. Teatro del delitto, il retro di una chiesa, immersa in un parco di Palermo sfregiato dall'abusivismo edilizio".
ANSA (21 giugno 2004) "Per il suo esordio letterario il giornalista palermitano Gery Palazzotto ha scelto un genere, il giallo poliziesco, in cui si sono cimentati numerosi scrittori siciliani: da un maestro del genere come Leonardo Sciascia, ai suoi epigoni Andrea Camilleri e Santo Piazzese. Nel suo libro, Palazzotto adopera però uno stile del tutto personale, sbozzando con la stessa maestria di uno scultore personaggi a tutto tondo. Come il commissario Giovanni Porzio, un solista dell'investigazione, o gli unici poliziotti di cui si fida, Anselmo Faraci e Giulio Chimenti, o ancora un medico legale appassionato (come l'autore) di hard rock. Tutto ruota, naturalmente, attorno a un omicidio. Teatro del delitto il retro di una chiesa, immersa in un parco di Palermo sfregiato dall'abusivismo edilizio. Accanto alla vittima, un piccolo spacciatore omosessuale appena uscito dal carcere, viene trovato un parroco coraggioso che ha cercato invano di fermare l'assassino. Come in ogni giallo che si rispetti la verità si compone e si scompone in un caleidoscopio di risposte. Sul rovente scacchiere della città d'agosto ci sono anche due donne che muovono le proprie pedine tra amore e solitudine, speranza e determinazione. Susanna Maggi, segretaria d'azienda, segue le tracce dell'amante che non tornerà più. Martina Ferreri, aspirante scrittrice, che da sette mesi non esce di casa, spia tutta la vicenda attraverso i tg di un'emittente privata. Ognuno alla ricerca della propria verità. Che porta tutti dietro quella chiesa dove c'è un morto. Anzi a voler essere precisi, un morto e mezzo".
IL GIORNALE DI SICILIA (20 giugno 2004) "Perché spendere tredici euro per comprare il libro di Gery Palazzotto? Perché non farlo significa perdere la freschezza di una narrazione vertiginosa e non potere così assorbire quel sali e scendi linguistico dove è la parola a diventare la vera chiave di questo gioco a incastro che si chiama giallo. Niente ghirigori linguistici, nulla è ovvio, perché quel morto e mezzo che aleggiano nella storia non sono, alla fine, le uniche vittime partorite dalla mente di Palazzotto in 'Di nome faceva Michele'. Tra le vittime del libro ambientato a Palermo c'è proprio Palermo. Una città che nel romanzo sembra improbabile, irriconoscibile. In realtà, Palazzotto fa lo stesso gioco fatto dai pittori che si divertivano a 'destrutturare'. La città è lì, nello sfondo, appare nel libro come una qualsiasi megalopoli moderna, sfumata imprendibile, dove traboccano pezzi di cemento armato e squallidi imbrogli. La Palermo dell'immaginario collettivo sembra essere solo una confusa e informe macchia di colore, amorfa, afona. Invece c'è, tutta: i vicoli, gli odori, i personaggi che l'hanno sempre composta. E' nascosta in quelle curve linguistiche create apposta da Palazzotto per rimandare a qualcos'altro. Una serie di carambole volute, fulminanti. Il medico che ascolta gli AC\DC altro non è che una di quelle carambole piazzate per disorientare il lettore, per giocare con lui. Una sfida che Palazzotto lancia dalla prima all'ultima pagina".
LA REPUBBLICA - PALERMO (18 giugno 2004) "Il primo romanzo del giornalista Gery Palazzotto. Si tratta di un giallo, ambientato a Palermo: dietro una chiesa si consuma l'omicidio di un uomo; accanto al cadavere viene trovato anche il parroco agonizzante, che ha cercato di fermare l'assassino. A indagare su questa storia inestricabile è il commissario Giovanni Porzio, aiutato dagli unici poliziotti di cui si fida e da un medico legale appassionato di hard rock".
AGI (12 giugno 2004) "La musica domina lo scenario di ‘Di nome faceva Michele’ del giornalista Gery Palazzotto, storia ambientata nella rovente Palermo agostana che prende il 'la' dal ritrovamento di un cadavere dietro una chiesa. Sul delitto indagano il commissario Giovanni Porzio, che brandisce il suo potere con disinvolta presunzione, affiancato dagli unici poliziotti di cui si fida, Anselmo Faraci e Giulio Chimenti, e da un medico legale appassionato di hard rock".
SHERLOCKMAGAZINE.IT (giugno 2004) “Teatro di questo giallo palermitano è un piccolo commissariato di polizia del quartiere Annunziata, dove lo scarno organico si trova a dover risolvere tutti i problemi legati a un avamposto statale situato in un quartiere dominato da una cosca mafiosa inamovibile e inclemente. A capo di questa ventina di persone (anche se poi gli operativi effettivi sono tre, boss incluso) c’è il commissario Giovanni Porzio, personaggio dai metodi suggeritigli da un’unica e personalissima regola: la democrazia è bella fin quando comando io. La storia: nel parco di Santa Maria, vicino alla chiesa di don Mario Parenti viene ucciso Carmelo Pitone, giostraio e spacciatore. L’assassino, dopo avere abusato della vittima che era omosessuale, lo uccide squartandogli il petto. Don Mario sente delle grida dalla vicina parrocchia e corre in aiuto del suo compaesano ma purtroppo il vecchio prete ha la peggio e finisce a terra picchiato e percosso con calci e pugni, in un lago di sangue, lasciando così purtroppo alla fuga il malvivente. Porzio e i suoi uomini indagano preoccupandosi principalmente di effettuare un’attenta analisi della scena del delitto. Il romanzo è godibile e divertente e Palazzotto utilizza soluzioni espressive molto ricercate e audaci. I personaggi principali, oltre al commissario, sono i suoi due colleghi Giulio Chimenti e Anselmo Faraci, oltre al medico legale Giuseppe Mazzo, appassionato di rock heavy metal. Carismatico e divertente il personaggio di Porzio che adora i cannoli alla ricotta di zia Maria, ama la succulenta e condita cucina del suo paese e tende sempre le orecchie alle parole ‘sta cucinando...’. Lui, d’altronde, si ritiene ‘la migliore forchetta dell’Italia repubblicana’ e trova assolutamente indigesti i cheeseburger, ma la vita a volte gli pone delle sgradite scelte obbligate e a quel punto è costretto a soccombere”.
FILM TV (n. 31 - 2004) "E' Palermo a fare da sfondo a 'Di nome faceva Michele', il primo romanzo di Gery Palazzotto. Un bel noir, asciutto, con la giusta dose di colpi di scena ben calibrati. Personaggi mai banali, credibili, atmosfere giuste e 'ben note' all'autore, linguaggio intrigante".