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DF9064BagariaIl territorio e le ville
ISBN 9788877589064 |
Secondo alcune fonti, il latino Baiharia, in dialetto Baaria, deriva dal fenicio Bayharia cioè “zona che discende verso il mare”. Altri lo fanno derivare da Baccaria o Vaccaria perché l’area veniva utilizzata per allevamenti di bovini. Presso i punici Bahria significava “presagio di bonaccia”. Fonti ritenute più attendibili affidano l’etimologia di Bagheria all’arabo Bab el Gerib “porta del vento”. Abbiamo ritenuto corretto intitolare “Bagaria” quest’opera perché così fu chiamata la città quando iniziarono a posare i primi mattoni, nel 1500, là dove spiccava un’alta torre che serviva solo per avvistare i pirati e dove, dopo quasi un secolo, apparve la splendida e ancora intatta villa Valdina (in copertina). Un “millennio di foresta silenziosa” e secoli di trasformazioni del paesaggio: questo il tempo che dà la misura della ricchezza del territorio di Bagheria nel corso della storia. Ma non basta questo dato a esaurire la straordinaria importanza e la bellezza dei luoghi che hanno incantato nobili e intellettuali, artisti e visitatori. Le terre comprese tra i fiumi Eleuterio e Milicia erano in origine la foresta della Bacharìa che, lasciata alle spalle la preistoria, vide avvicendarsi le più grandi civiltà del Mediterraneo, dai Cartaginesi, ai Greci, ai Romani. Nel Medioevo il paesaggio venne a subire un radicale cambiamento con l’intervento della mano dell’uomo, che mise a coltura le terre, affrontò il mare per la pesca dei tonni, innalzò torri e masserie a difesa delle estese piantagioni di cannamele. Ricca di fruttifere vigne, giardini, sorgenti abbondanti e fiumi cristallini, questa propaggine della Conca d’Oro a partire dal XVII secolo fu scelta dai nobili del luogo per elevarvi le celeberrime ville, ambite residenze di campagna per pochi privilegiati. Proprio a queste ville è dedicato il libro, con una puntigliosa ricostruzione storica e fotografica ricca di materiali inediti. Una panoramica di grande completezza sulla terra che ha dato i natali, tra gli altri, a Guttuso e a Buttitta, a Tornatore e a Dacia Maraini. Fotografie di Andrea Ardizzone.